The Neptune Power Federation, congrega di folli proveniente dall’Australia, il cui settimo album, “Mondo Tomorrow”, abbiamo l’onore di ascoltare in anteprima. Già nel recente passato avevamo parlato di questa eccitante band: dapprima relativamente alla raccolta “Hidden Hymns Of The Underworld”, contenente materiale inedito e cover di Motörhead, Queen e Rainbow, emblematiche per capire l’origine del mix sonoro della loro musica; in seguito, con “Goodnight My Children”, il precedente album in studio edito nel 2024 (clicca sui link colorati per leggerne le recensioni, cui rimando per altri dettagli biografici). Gli argomenti toccati nel corso della loro discografia sono variegati e ruotano intorno alle avventure di Imperial Priestess (alias Screaming Loz Sutch), la straordinaria frontwoman, inerenti la Rivoluzione Francese, la peste nera, i parcheggi ai concerti dei Judas Priest, l’amore nei ‘70,… fino alle storie notturne del lavoro precedente. “Mondo Tomorrow”, con la doppia anima hard rock e punk, in poco più di trentacinque minuti incanala il suo suono viscerale all’interno di un racconto sulla natura totalizzante della tecnologia, scagliandosi contro il potere che la utilizza per fuorviare e dominare. L’album è stato registrato dal bassista Jaytanic Ritual presso la Pet Food Factory di Marrickville, Sydney, e mixato da Lachlan Mitchell, membro degli estremi Nazxull, che ha già lavorato con The Vines e The Hard Ons; la casa editrice è ancora la Cruz Del Sur Music, piccola grande etichetta romana, cui dobbiamo il merito di averli fatti scoprire in Europa. La consueta ricchezza di sonorità non allontana dal fatto che, come direbbero The Rolling Stones: “It’s only rock’n’roll”. Un’intro futurista e robotica apre la title track che poi esplode con il suo punk’n’roll da sparare a tutto volume, con riff e assoli selvaggi, mentre l’imprinting vocale della cantante garantisce follia e al contempo la linea melodica del brano. Il contrasto tra la ruvidezza delle chitarre e la versatilità vocale di “The grip of death”, sorretti da ritmiche impazzite, fa emergere un suono retrofuturista che palesa le sue origini tra la fine dei ‘60 e quella dei ‘70, ma, al contempo, guarda con preoccupazione al futuro cibernetico. Impossibile non battere il piede e muovere la testa sulle note di “And the bones decay”, d’altronde la provenienza non tradisce, mentre la sacerdotessa Screaming continua a sciorinare con vigore la propria classe. Le chitarre scartavetranti e l’organo esuberante di “Living in the gutter” creano l’ambiente ideale dove la frontwoman può esprimersi su toni declamatori, mentre nella seconda parte del brano emerge anche una splendida vena psichedelica. In “Mind controller”, le sonorità tipiche della terra che ha dato i natali a Ac/Dc e Rose Tattoo vengono adornate da un caleidoscopio lirico che strizza l’occhio all’AOR, restando distante chilometri dall’approccio commerciale. “Cybernetic times” proietta verso il futuro già dal titolo, con ritmiche industrial e suoni space, senza però tralasciare un tocco glamour che non guasta mai. Ancora impatto ultravitaminico con “Rhapsody in blue”, brano ad alto contenuto hard rock, dove le parti vocali si esprimono con una coralità perfetta, così come nell’ultimo assalto “The barbarian dominion”, in cui il wahwah anticipa scariche di pura energia, prima di inoltrarsi nel finale lisergico. Ancora un album eccellente per una band che ha saputo crearsi una propria dimensione, senza tradire le molte influenze di base, ma restando unica e riconoscibile al primo ascolto.

Band:

Screaming Loz Sutch – voce

Search And DesTroy – chitarra

Inverted CruciFox – chitarra

Jaytanic Ritual – basso

River Sticks – batteria

Tracce:

  1. Mondo tomorrow
  2. The grip of death
  3. And the bones decay
  4. Living in the gutter
  5. Mind controller
  6. Cybernetic times
  7. Rhapsody in blue
  8. The barbarian dominion