È con grande gioia che Back In Rock accoglie l’imminente arrivo del quarto lavoro dei londinesi Green Lung. Avevamo già parlato di loro in occasione dell’uscita dello stupendo “This Heathen Land” che, con il suo viaggio nella più occulta terra d’Albione, aveva ulteriormente alzato il già elevato livello raggiunto con i primi due album. “Necropolitan” vuole omaggiare la tradizione gotica della Londra vittoriana e il suo titolo trae spunto dai sette cimiteri-giardino che circondano la città e che sono stati costruiti tutti proprio in quel periodo, per far fronte al problema delle sepolture causato della forte crescita della popolazione. L’imponenza dei monumenti in essi contenuti e la loro propensione all’eterno, sono andate a scontrarsi con la crisi delle società che li gestivano e il loro fallimento verso la fine dei ‘60, lasciando che edera e muschio prendessero il sopravvento, di fatto, incarnando sia il significato del nome Green Lung, polmone verde all’interno della città, sia l’argomento ricorrente della loro musica, l’ineluttabile destino dell’umanità di fronte alla potenza della natura. Per mettere in atto i propri obiettivi, per prima cosa hanno affidato la produzione a Tom Dalgety (Opeth, Ghost,…), già presente nel precedente in fase di mixaggio, quindi hanno scelto i Rockfield Studios (Black Sabbath, Queen, Judas Priest,…) per la registrazione, infine hanno optato per un suono che sia più vicino possibile all’essenza live, riducendo al minimo gli interventi postumi. L’intro “Open the hellmouth” è emblematica per fare gli onori di casa, così come “Dance to the grave” sciorina tutto il repertorio che ha reso grandi i Green Lung: riff sabbathiani ruvidi e trascinanti, spunti di synth e organo esuberante, voce maniacale e refrain azzeccato, nonché un inciso dilatato concluso da un ottimo assolo, lanciando un’invettiva contro il connubio tra politica di destra e tecnologia di fronte alla crisi climatica. Seguono i tre pezzi che hanno anticipato l’uscita dell’album: in “Black magick radio”, la sinergia tra chitarre e Hammond esprime grande potenza su cui si stagliano gli squarci di luce dettati dal mellotron e dalla parte corale, andando a citare riferimenti proto-goth della Londra dei ‘60 e reimmaginando le radio pirata come strumento di propaganda occulta; “Necropolitan line” si presenta col suo attacco frontale e travolgente, come se i Motörhead jammassero con i Deep Purple e Toni Iommi, mentre tratta della Necropolis Railway che agli inizi del ‘900 trasportava i defunti sotto la città; il possente riff di “Evil in this house” segna la strada per un doom ossianico che lascia spazio a momenti psych che vedono protagonisti assoli di sinth e di chitarra, cercando di rispondere alla domanda su come suonerebbe una band stoner impegnata in un’indagine sul paranormale. “Together in death” inizia come una sorta di ballad ad alto tasso necrofilo, come se il mondo di Alice Cooper fosse visitato da Ozzy, per poi andare in crescendo e sfociare in ambientazioni lisergiche a sfondo gotico. La maestosità di “Ozymandias” strizza l’occhio alla vergine di ferro, con arrangiamenti stupendi e una parte solista in chiave jazz, utilizzando un sonetto di Percy Bysshe Shelley del 1818 per riflettere sull’inesorabile disgregarsi degli imperi. “Alostrael (be my babalon)” vede continui duelli tra tastiere e solista ed è introdotta da un momento narrato cui presta la voce Riley Pinkerton, vocalist dei grandissimi Castle Rat (chi non li conosce clicchi sul link colorato). Un album eccellente deve avere una conclusione di spessore e “To the gallows born” adempie assolutamente al suo compito, attraverso un brano epico che ingloba anche elementi prog e folk per attingere alle storie del patibolo di Tyburn. Con “Necropolitan” i Green Lung confermano di essere una grandissima band e, dopo l’addio di Ozzy e di fatto dei Black Sabbath più doom, si candidano per raccoglierne l’eredità artistica in patria e non solo.

Formazione:
Tom Templar – voce
Scott Black – chitarre
Joseph Ghast – basso
Matt Wiseman – batteria
John Wright – organo e tastiere
Ospite:
Riley Pinkerton – voce narrante su 8
Tracce:
- Open the hellmouth
- Dance to the grave
- Black magick radio
- Necropolitan line
- Evil in this house
- Together in death
- Ozymandias
- Alostrael (be my babalon)
- To the gallows born