La fiamma dell’hard rock dei ‘70 non cesserà mai di spegnersi, ovunque, tanto più nei paesi scandinavi, dove centinaia di band radicano le loro basi in quel periodo. Non è facile per gli appassionati e i cultori arrivare a conoscere tutto e, soprattutto, avere il tempo per un ascolto approfondito che permetta di selezionare il meglio. Attenzione e dialogo (un grazie all’amico Francesco), permettono di non perdersi realtà come i Gjenferd (tradotto significa “spettro”), band che deve i suoi natali alla splendida Bergen in Norvegia. Il gruppo è formato da musicisti che provengono dalla locale scena underground, tra cui sono da ricordare gli interessantissimi Kryptograf, autori di tre album molto interessanti. L’idea è quella di esprimere il lato più pesante, lisergico e progressivo del rock settantiano, cui ci riferivamo prima, caratterizzato da muri di amplificatori e organo Hammond, attraverso le mai nascoste influenze di Black Sabbath, Uriah Heep e Deep Purple, unite a un approccio più moderno, soprattutto nella ricerca delle linee melodiche, che vede in altre entità nordiche come Ghost e Hällas dei punti di riferimento, seppur meno palesi. Questi aspetti si evincono già dal primo omonimo album, edito nel 2024, che ha permesso alla band di suscitare l’immediato interesse degli appassionati, tanto da essere inviatati a partecipare al DesertFest di Oslo, evento importante in territorio scandinavo. Il nuovo “Black Smoke Rising”, parte dallo stesso imprinting sonoro, ma con un approccio più diretto e accessibile, dove le dilatazioni lisergiche lasciano più spazio all’immediatezza. Già i primi quattro brani evidenziano quanto appena detto: due, “Crimson rain” e Black smoke”, a base di robusto hard rock diretto e senza fronzoli, anche se la seconda ingloba uno splendido inciso lisergico; le altre due optano per sentieri più “colti”, “Bound to fall” con una cavalcata hard prog dominata dall’organo e impreziosita da vagiti psych space, “Calling your name”, attraverso l’alternanza tra momenti dilatati ed esplosioni sonore in cui l’Hammond tesse trame telluriche. Un breve interludio strumentale introduce all’atmosfera rallentata e distorta di “The thrill”, quanto di più vicino al doom e con le tastiere a fornire piccoli bagliori di luce. Le corde dell’acustica e il flauto descrivono l’ambientazione della breve “Stillferd”, in vista del terzetto finale: “The silence”, potente e, al contempo, introspettiva, con un’interpretazione vocale drammatica; “Ride on”, col suo crescendo hard prog favoloso; infine, “Spread like wildfire”, trait d’union con il primo lavoro, oltre sette minuti di organo devastante, linee vocali splendide, passaggi liquidi e assoli ispirati, per un brano totale che solo musicisti dalla grande sensibilità e dall’indiscusso talento possono comporre. Se il rock non morirà mai, il merito è anche di band come i Gjenferd che riescono a coniugare classe e spirito… intanto me li sogno dal vivo in Italia, in compagnia dei nostrani Witchwood (stay tuned) e G.O.L.E.M. (clicca sul link colorato per leggere gli articoli su di loro).

Formazione:
Vegan Bachman Strand – chitarra e voce
Jacob Særvoll – tastiere e voce
Samuel Robson Gardner – bass
Silvert Kleiven Larsen – batteria e voce
Tracce:
- Crimson rain
- Bound to fall
- Black smoke
- Calling your name
- Attergangar
- The thrill
- Stillferd
- The silence
- Ride on
- Spread like wildfire