Massimo Gasperini è un visionario concreto che ha saputo tradurre i propri sogni in realtà. Nel 1990 lascia un ottimo lavoro in un’azienda dell’hinterland genovese, decisamente sicuro e ben retribuito, per aprire Black Widow Records, negozio super specializzato nei generi da culto del rock – metal, doom, prog, gothic, punk, psych, folk,…- ma non è finita qui, poiché nei progetti c’è anche quello di metter su un’etichetta discografica indirizzata a produrre album di nuove band, italiane e non, meritevoli della ribalta, nonché a ristampare gemme perdute del passato, senza contare eventuali postumi dispersi nel tempo.
Il resto è storia e lasciamo a lui il compito di raccontarcela.
Partiamo da Massimo Gasperini, come è nata la tua passione per la musica e come si è evoluta?
La musica ha sempre fatto parte della mia vita, fin da bambino in casa mia c’era musica, mia mamma cantava, mia nonna comprava dischi ed era in corrispondenza con Gianni Morandi, mio zio frequentava attori e cantanti, nonché bellissime donne che entravano ed uscivano da casa nostra, tanto che Strehler lo seguiva e lo voleva con lui a teatro; pure Paolo Poli era spesso da noi, così come Lisetta Carli, autrice di uno dei primi libri, se non proprio il primo, sui trans di Genova; guardavamo il Festival di Sanremo, in quei tempi ne valeva la pena, c’erano canzoni e non quell’ammasso di schifezze ridicole e false come oggi; mio padre mi faceva ascoltare Gene Petney, Stevie Wonder, Cliff Richards…; lentamente cominciavo a capire che ciò che piaceva alla massa non mi interessava; pensa che il mio primo concerto è stato il tour di “Pollution” di Battiato all’Alcione di Genova.
Ti ricordi il primo disco che hai acquistato con i tuoi soldi?
Probabilmente il 45 giri “Il Sole E’ Di Tutti” di Stevie Wonder, poi “Soli Si Muore” di Michele; di certo ricordo quando acquistai il singolo “Hot Love” dei T.Rex, spinto dall’immagine del tirannosauro in copertina, naturalmente da quel giorno nulla fu più come prima per me.
So che non è facile per un’enciclopedia vivente come te, ma quali sono i tuoi artisti preferiti e perché proprio questi?
Ok, la lista è lunga, cercherò di restringerla all’essenziale e lo faccio per te: T.Rex, Hawkwind, Black Sabbath, Chrome, Blue Öyster Cult, The Damned, MC5, Arthur Brown, Can, Amon Düül, Stooges, Led Zeppelin, Magma, Ange, King Crimson, Comus, High Tide, The Kinks, Mott The Hoople, The Sensational Alex Harvey Band, David Bowie, Gong, Black Widow, Neu, The Stranglers, Christian Death, Joy Division, Saint Vitus, Pentagram, Count Rraven, Cathedral, Candlemass, The Sisters Of Mercy, Fields Of The Nephilim, Nik Turner, Uriah Heep, U.F.O., Nazareth, Death SS, Paul Chain, Jacula, Antonius Rex…, tieni conto che ne ho lasciati fuori almeno altri 60/70. Il motivo sta già nella storia dei nomi che ho scritto, potrei descriverteli uno per uno, ma allora più che un’intervista ci vorrebbe un libro.

Un regalo ai nostri lettori: alcune band del passato che per te avrebbero dovuto avere riconoscimenti maggiori e alcune nate in questo millennio che ritieni meritino più considerazione?
Ognuno ha ottenuto ciò che il luogo e il momento della loro esistenza gli ha consentito di ottenere. Ci sono troppi fattori dai quali dipende il successo e la portata dello stesso. Sento dire spesso che se alcune band italiane fossero nate all’estero avrebbero avuto un grandissimo successo, ma non è vero, tutte balle, nulla è dimostrabile e neanche immaginabile o prevedibile! E’ un discorso breve e chiaro, però potrebbe essere anche lungo e ricco di mille sfumature: per esempio, alcune nostre band si sono sciolte proprio quando il tempo migliore per avere successo stava arrivando, ma, ripeto, ci sono storie personali che influenzano queste decisioni e ognuno ne è responsabile.
Quando è scattata la molla per aprire la BWR? Qual è stata la spinta che ti ha portato a mettere su un negozio/etichetta specializzati alle porte dell’era digitale?
Semplice: “NON AVREI POTUTO FARE ALTRO!”. Una sensazione la devi sentire, la vita sulla terra è una, tanto vale passare il maggior tempo possibile vicino alla gente che ami e stimi, facendo le cose che più ti piacciono; te lo dice uno che ha lavorato sedici anni come progettista in una grande azienda, guadagnando molto bene e con una bella carriera davanti, ma le sensazioni e le emozioni, come ti dicevo, se le senti vanno seguite nel tempo che hai a disposizione.
Le dieci tappe che ritieni fondamentali nella storia della BWR?
1- I miei viaggi in Inghilterra, dove ho imparato quasi tutto sulla vera cultura rock, sulle fiere del disco (naturalmente dieci anni prima che le facessero anche in Italia), sulla ricerca e sul collezionismo. 2- I miei genitori. 3- Mia moglie Laura. 4- Avere deciso di aprire la nostra etichetta assieme al mio socio Pino. 5- L’incontro con Antonio Bartoccetti e Doris Norton. 6- L’amicizia e la stima che ho con Steve Sylvester e con Freddy Delirio. 7- L’incontro con Clive Jones dei Black Widow. 8- La firma con i Pentagram. 9- L’incontro con Mario “The Black” Di Donato. 10- Aver conosciuto e lavorato assieme ad uno spirito libero, puro e geniale come Nik Turner.

I primi album prodotti?
La perla nera “Crystal Phoenix” della band omonima, un capolavoro assoluto ed unico che fu l’inizio della label, poi i Malombra, un box dei Men Of Lake, i Runaway Totem, i Dunwich, i Presence,… eppoi via via tutti gli altri: per esempio, il contatto con i The Black del maestro Mario Di Donato avvenne tramite Gianni Della Cioppa; quello con i Pentagram, tramite un mio corrispondente americano, Nigel Fellers, col quale scambiavo tapes.
La prima volta che ci incontrammo fu a ridosso dell’apertura di BWR; in quell’occasione mi parlasti del tuo sogno di far uscire la versione di “Sacrifice” del primo master con alla voce Kay Garret dei Pesky Gee!, band di Leicester da cui provengono i Black Widow. Qualche anno dopo riuscisti nell’impresa; ci racconti come fu possibile?
Oggi con internet si arriva facilmente da tutte le parti, io ho creato la Black Widow Records attraverso lettere, annunci sulle riviste italiane, soprattutto inglesi e tedesche, sfogliando elenchi telefonici e viaggiando per l’Europa. Uno di questi contatti è stato Clive Jones, il fiatista dei Black Widow. Ho ancora le cassette con le quali rispondeva alle mie domande; da lui ho saputo che c’era una registrazione della prima versione di “Sacrifice” cantata a due voci e con arrangiamenti diversi, quindi me la sono fatta inviare e il resto è storia; più o meno la stessa cosa è avvenuta per “Black Widow IV”. In seguito abbiamo scoperto altri inediti che trovano spazio nella nostra release “See the light of the day”.
Lasciando stare le utopie, quali sono le band che avresti voluto produrre e, per motivi vari, non è stato possibile farlo?
I miei desideri in musica li ho realizzati quasi tutti, ma andando avanti spuntano band che vorresti produrre, è il bello del nostro mondo dove la ricerca non ha mai fine. Mi sarebbe piaciuto fare un album con Lee Dorrian dei Cathedral, un disco con gli Amon Düül, stampare la versione originale della suite “Zess” dei Magma, ma Vander ha voluto riregistrarla e pubblicarla alcuni anni fa, anche se, detto tra noi, la versione originale è decisamente migliore. Abbiamo lavorato con Hawkwind, Arthur Brown, Helios Creed, David Jackson, Daevid Allen,… con parecchi tra i migliori gruppi italiani del prog anni ‘70 come Delirium, Lattemiele, Goblin, Cherry Five, Pholas Dactylus, Gleemen, Nuova Idea, Osanna,… quindi possiamo dirci soddisfatti anche se non finisce certo qui.
Da anni ti sbatti per organizzare concerti a Genova, sia durante l’anno, sia all’aperto tra luglio e agosto; parlaci delle difficoltà che hai incontrato.
Organizzare concerti e festival è stata una conseguenza/esigenza che è arrivata col tempo. Quando hai tanti gruppi sotto contratto, bisogna anche farli suonare, poi a me piace vedere le band che si esibiscono dal vivo e non soltanto le nostre. Mi piace vedere musicisti diversi che si incontrano, discutono e magari poi collaborano tra loro. Tantissime difficoltà, ma queste non sono solo un ostacolo, ma anche uno stimolo all’ingegno, la voglia di superarsi ogni volta, insomma, delle vere e proprie sfide e come tali è bello affrontarle. Sono sempre stato uno sportivo, ho giocato a calcio per trent’anni e ho sempre giocato per vincere, non sempre ci sono riuscito, ma ho sempre dato il “massimo” per farlo… proprio come il mio nome.
Fermo restando i tuoi meriti, quali sono le persone che ti hanno supportato maggiormente in questa impresa? Che poi è pressoché tutto collegato: negozio, etichetta e attività live.
Posso dire di avere amici veri: Giampaolo, il marito di Sophya Baccini, è uno di questi, basta pensare che ogni anno viene a Genova da Napoli per aiutarci durante i festivals; Roberto Gottardi, leader dei Runaway Totem, è un grande amico, oltre ad essere un artista unico che in varie occasioni mi ha dato una grossa mano e non solo per quanto riguarda la musica; Dorian voce dei Fungus Family che è sempre presente e so che di lui posso fidarmi; Renato (Mercy) dei Malombra è sempre stato una fonte di amicizia e di ispirazione per me, così come Diego Banchero de Il Segno del Comando, persona seria e affidabile; Giorgio Golin degli Universal Totem Orchestra è un amico da più di trent’anni; Samael dei MATER a clivis IMPERAT è una persona su cui posso contare; Daniele Laurenti dei Kryuhm e sua moglie; il maestro Danilo Capua,… tanti nostri clienti, tra i quali ci sei tu, sono amici importanti per noi, sia per la loro presenza sia per lo scambio di idee, opinioni e anche qualche critica. Io traggo energia da tutto ciò e spero di ricambiare con affidabilità e qualità.
Genova è una città con indole musicale importante: vi è nato il più geniale violinista di tutti i tempi, Nicolò Paganini; ha dato origine ad alcuni dei più grandi cantautori italiani, De André e Fossati su tutti; ha vissuto alla grande il periodo progressive dei ‘70 con New Trolls, Delirium, Latte E Miele, Nuova Idea,… oggi ci siete voi, con la scena che avete contribuito a creare tra prog, dark e metal; altri due o tre negozi di ottimo livello, ma quando si organizzano eventi, anche con nomi importanti, si fatica ad avere un numero di partecipanti adeguato a quanto appena detto. Che ci dici a riguardo?
Hai citato Paganini, ne approfitto per annunciarti che ci sarà una nuova rappresentazione della nostra opera sul più grande violinista di tutti i tempi. Questa opera è nata da una mia idea realizzata assieme ai Lattemiele 2.0 di Massimo Gori e Luciano Poltini. Tu eri alla prima ed hai assistito ad un successo pazzesco, un sold out al Teatro Govi. Bene presto ci sarà un’altra rappresentazione riveduta e corretta nell’ambito di una rassegna dedicata a Paganini a Genova. Dicevi della scena dark prog di Genova ed in effetti questa l’abbiamo creata noi con Zess, Malombra, Il Segno del Comando, Abysmal Grief, Helden Rune, Expiatoria, Blue Dawn… e in quest’ambito c’è ancora molto da dire e ciò che verrà sarà straordinario quanto ciò che abbiamo già fatto, stanne certo. Non dimentichiamo i gruppi anni ‘70. Abbiamo da poco realizzato un album di inediti di Bambi Fossati, chitarrista di Gleemen e Garybaldi, il Jimi Hendrix genovese. Arriverà molto presto un nuovo album dei Delirium che sarà un lavoro di livello altissimo. Posso dire che se le istituzioni riconoscessero il lavoro culturale che abbiamo fatto sul territorio in più di trent’anni e ci aiutassero un po’, allora potremmo organizzare eventi ancora più grandi. Genova è una città strana, fatta nella maggioranza di gente intelligente, schiva e riservata, ma anche capace di partecipare con calore a certi eventi. Purtroppo ci sono anche degli esseri insignificanti, pochissimi per fortuna, si contano sulle dita di una mano, che piuttosto che farti un favore si taglierebbero le palle per far dispetto alla moglie. Sai l’invidia è una brutta bestia.
Prossimamente, quali sono le sorprese e i progetti che riserverà Black Widow Records?
Abbiamo appena realizzato due opere nel nostro stile esoterico che lega cinema e musica: “Voci Notturne”, split album con Expiatoria ed Il Segno del Comando (clicca sul link colorato per leggerne la recensione), e “Segreti nel Nero” de L’Ombra Della Sera (prossimamente su queste pagine), dove vengono trattati temi dai famosi sceneggiati della Rai degli anni ’70: “A Come Andromeda”, “La Baronessa di Carini”, “Gamma”, “La Traccia Verde”,… Abbiamo tanti progetti in fase di sviluppo e altri ne arriveranno: sta per uscire “Strange Phenomena” di Delirio And The Phantoms; poi ci sarà un doppio album sulla leggenda di Mario “The Black” di Donato con materiale live ed inedito; un nuovo Malombra che sarà una bomba oscura dalle profondità abissali; un album di Helios Creed dei Chrome, assieme al talento americano Jay Tausig, che mostrerà il lato più psichedelico ed hendrixiano di questo artista unico al mondo; hai mai sentito parlare di DoDo Resurrection?; un terzo lavoro dei MATER a clivis IMPERAT che mostrerà il loro lato più drammatico e classicheggiante; l’esordio dei Phestus; un album degli Electric Swan che aspetta da troppo tempo di vedere la luce; speriamo di tirare fuori il mitico album mai stampato degli Jacula; un inedito degli Zior; poi gli Psycho Praxis; forse La Fabbrica Dell’Assoluto; certamente un nuovo de Il Balletto Di Bronzo, con Gianni Leone ci sentiamo spesso, anche lui è un grande amico. Nei prossimi mesi usciranno l’album degli Abyssian, dove il doom incontra il lato più gotico dei Type O Negative e l’esordio dei Sarvaega, band occult doom goth di Genova, guidata dal carisma di Julia; infine, ci sarà il terzo del G.O.L.E.M. e speriamo di realizzare anche un nuovo Universal Totem Orchestra. Dimentico sicuramente qualcosa ma le sorprese da noi sono sempre dietro l’angolo.
Hai mai pensato a scrivere o a far scrivere un libro sulla BWR?
Me lo hanno già proposto più volte, di certo non lo scriverò mai io, ma darò una mano a chi avrà l’onore e il coraggio di farlo.
Cosa rispondi a chi afferma che il rock è morto?
Non rispondo, tempo perso, inutile discutere con chi non ha la sensibilità e i mezzi per capire. Ormai mi comporto così, di qualsiasi argomento si tratti, soprattutto in politica.
Ci consigli cinque libri e/o biografie inerenti la musica che hai apprezzato e che dovremmo leggere anche noi.
Certamente, anzi di più: “Born To Booge”, la biografia di Marc Bolan scritta da Paul Roland; “Space Is The Place” di Massimo Palladino; “Magister Dixit”, la leggenda esoterica di Jacula e Antonius Rex di Edoardo Vitolo; “Funk” di Rickey Vincent; “The Reaper”, relativo ai testi dei Blue Öyster Cult di Stefano Cerati; “Prog 50” di Maurizio Galia; “Rock Oltre Cortina”, relativo alla scena nei paesi dell’est Europa, di Alessandro Pomponi; “Come To The Sabbat” di Antonello Cresti; “Hard Rock Anthology 1968-1980” di Denis Meyer; “Punk” di Federico Guglielmi; “The Crack In The Cosmic Egg” dei Fratelli Freeman; “Krautrocksampler” e “Japrocksampler” di Julian Cope; infine, aggiungo tutti i libri di Gianni Della Cioppa, dai quali c’è sempre qualcosa da imparare.
Grazie per la disponibilità
Grazie a te. Lascio questo messaggio che contiene praticamente tutta la nostra filosofia: “Meno talento hanno, più orgoglio, vanità e arroganza mostrano. Ma la stoltezza non cammina mai da sola: trova sempre altri stolti disposti ad applaudirla” (Erasmo da Rotterdam, “Elogio Della Follia”)
Ecco, noi siamo qui per tutti gli altri!!
“La più grande battaglia è sempre quella contro l’ignoranza”.
Pensate sempre con la vostra testa.
Grazie mille!
NB. Nella foto di copertina Massimo è con l’amico fraterno Pino Pintabona, con cui divide la Black Widow Records.