Jay Buchanan è il cantante e paroliere dei Rival Sons, una delle più importanti realtà hard rock degli ultimi vent’anni… talmente grandi, da essere inclusi nel bill di “Back To The Beginning”, l’evento con cui Ozzy Osbourne, insieme ai Black Sabbath e a uno stuolo di nomi altisonanti del rock, ha dato l’addio alle scene nella sua Birmingham, poche settimane prima di lasciarci.

Avevamo parlato di loro nel 2023 in occasione dell’uscita di “Darkfighter” e “Lightbringer”, due splendidi album editi a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro e a cui rimando per le note biografiche sulla band.

Adesso il protagonista è il vocalist che, rifugiatosi nel silenzio di un eremo nel deserto del Mojave, in compagnia della sua chitarra acustica e del necessario per registrare tracce, ha fatto emergere quella sua vena di crooner che con la band madre si mischia all’indole hard, mentre in questo contesto si manifesta in tutta la sua essenza.

Peraltro, proprio dopo essere stato protagonista in tre brani della soundtrack del film su Springsteen, “Liberami Dal Nulla”.

A fargli compagnia in quest’avventura è Dave Cobb, musicista e, soprattutto, produttore proveniente da Nashville, già dietro la consolle in tutti gli album dei Rival Sons e qui determinante per tirare fuori il meglio da Jay.

Dalla città del Tennessee provengono anche i musicisti che lo accompagnano in una decina di brani che trasudano di americana, folk, blues e soul, guidando l’ascoltatore in un viaggio negli Stati Uniti più rurali, dove il desiderio di esprimersi in modo melanconico e introspettivo viene tradotto dalle sue immense doti vocali, capaci di far emozionare ad ogni parola.

Caroline”, singolo prescelto per anticipare l’uscita dell’album, e “High and lonesome” sono i brani iniziali, due ballate stupende, interpretate magistralmente da Jay e impreziosite anche da afflati psych.

Con l’altro singolo, “True Black”, il voltaggio aumenta attraverso una dimensione elettroacustica da country rock, mentre la successiva “Tumbleweeds” mantiene dinamicità ritmica ed evidenzia una drammaticità interpretativa che dona fascino a piene mani.

Le note dell’organo introducono e accompagnano “Shower of roses”, con il suo romanticismo necessario per rappresentare una pioggia di rose, senza farsi mancare ancora spunti lisergici.

Ritorno su sentieri elettroacustici con “Deep swimming”, capace di coinvolgere e far muovere le chiappe prima di condurre nel dolce abbraccio di “Sway”, ballad in cui Jay tocca vertici riservati a pochi.

“The great divide” e “Dance me to the end of love” sono due eccellenti brani venati di psichedelia e yankee fino al midollo, prima della conclusione affidata alla meravigliosa title track che, sulle note di un pianoforte ispirato, riesce a esprimere un pathos epico perfetto per far capire che la bellezza della musica può essere un’arma contro la disumanità dilagante dei nostri giorni.

Jay Buchanan firma un album di immane valore, offrendo interpretazioni profonde e sentite che lo collocano tra i più grandi rock singer dei tempi attuali… l’eredità di Coverdale e altri è in ottime mani.

La foto inserita nell’articolo è di Matthew Wignall.

Band:

Jay Buchanan – voce e chitarra

Chris Powell – batteria

Leroy Powell – chitarra

Brian Allen – basso

J.D. Simo – chitarra

Philip Towns – tastiere

Tracce:

  1. Caroline
  2. High and lonesome
  3. True black
  4. Tumbleweeds
  5. …Shower of roses
  6. Deep swimming
  7. Sway
  8. The great divide
  9. Dance me to the end of love
  10. Weapons of beauty