Il seme de The Eternal germoglia a Melbourne nel 2002 e sboccia sulla strada di un gothic metal di ottima fattura, capace di dipingere ambientazioni oscure che solitamente appartengono ad altre latitudini. La band è imperniata sulla figura di Mark Kelson, cantante, chitarrista, fondatore e unico membro sempre presente nel corso della loro discografia che con questo “Obscured Horizons” giunge all’ottavo album in studio. Dal 2024 la band può definirsi internazionale a tutti gli effetti, poiché entrano in squadra Niclas Etelävuori e Jan Rechberger, rispettivamente ex-bassista e attuale batterista dei finlandesi Amorphis, trasformandola di fatto in un gruppo finnico-australiano. Proprio gli Amorphis costituiscono una delle principali influenze, cui The Eternal aggiunge la propria identità. Il primo prodotto di questa formazione è l’ottimo e acclamato “Skinwalker” (2024), cui segue il recente ep “Celestial” con il compito di fare da apripista al nuovo album che vuole andare ancora oltre, affinando il mix tra profondità doom, classe progressiva e la costante ricerca di melodie suggestive, tese a evocare la disillusione, la disgregazione d’identità e la necessità di reagire. Non siamo davanti a una visione pessimista, bensì realista, ma con la propensione alla speranza e alla riappropriazione di autoconsapevolezza. Eloquenti le melodie oscure ed evocative di “Lament for the hollow”, impreziosite da uno stupendo assolo melanconico. L’anima doomy si evidenzia con i riff più marcati di “Existing to expire”, brano con un’ottima linea vocale, mentre quella lisergica emerge coi suoni liquidi di “Colours fade” e le sue accativanti melodie epic gothic. “Harmony breaks” è un altro grande brano, capace di descrivere ambientazioni nordiche, attraverso atmosfere dilatate, sorrette dall’organo di Santeri Kallio, tastierista degli Amorphis, mentre Richie Poate si cimenta in un assolo di Moog. Umori introspettivi pervadono “I’ve seen the dream”, una ballad avvolgente, mai banale e dall’afflato psych. L’organo di Kallio è ancora ospite su “Liminality”, brano solenne, potente e oscuro, in cui la voce evocativa di Mark Kelson è integrata dai non invasivi spunti growl prestati da Tomi Joutsen, anch’egli proveniente dalla band di “Elegy”. Una vena sinfonica pervade la title track, per un brano dalla coralità sublime, mentre il voltaggio si alza con “Yesterday’s gone”, piú ruvido nelle chitarre, ma ancora con armonie vocali di grande fascino e una solista ispirata. Finale col botto grazie ad “Awaken” che, dopo l’arpeggio iniziale, ha un crescendo imponente dalla vocazione progressiva, dimostrando la versatilità di una band coi controfiocchi. Con “Obscured Horizons”, The Eternal firma il proprio album migliore, dimostrando che il legame con gli Amorphis ne ha favorito la crescita, forse ancor oltre gli ultimi lavori della stessa band di Helsinki, sempre buoni, ma non così sfaccettati.

Formazione:

Mark Kelson – vice, chitarre, tastiere e programmazione

Richie Poate – chitarra solista, tastiere e programmazione; assolo di Moog su 4 e 9

Niclas Etelävuori – basso

Jan Rechberger – batteria, percussioni, tastiere e programmazione

Ospiti:

Santeri Kallio – organo su 4 e 6

Oskari Auramo – percussioni

Tomi Joutsen – voce growl su 6

Tracce:

  1. Lament for the hollow
  2. Existing to expire
  3. Colours fade
  4. Harmony breaks
  5. I’ve seen the dream
  6. Liminality
  7. Obscured horizons
  8. Yesterday’s gone
  9. Awaken