Per trattare l’argomento The Mugshots e disquisire sull’eclitticità che li fa navigare con disinvoltura tra horror rock, punk, gothic, metal,… occorre spendere due parole sul loro leader Mickey E.vil: bresciano, dotato di quell’attitudine da vero rocker che fa la differenza, appassionato e competente, tanto da trovarlo a collaborare su riviste importanti (OndaRock, TrueMetal, Classix! e Classix Metal), a condurre trasmissioni radiofoniche su Radio Onda D’Urto (“Mystery Tour” e “Heavy Demons”), nonché a scrivere il suo primo libro, “Venom: The Demolition Years 1989-1992”, e in fase di ultimazione del secondo.
Ma non finisce qui, perché le sue doti relazionali lo hanno portato a creare collaborazioni importanti, così da coinvolgere nel progetto una pletora di artisti dalle provenienze più disparate: da Dick Wagner, grande chitarrista americano che ha suonato con Alice Cooper, Ursa Major, Lou Reed,… a Enrico Ruggeri e i Decibel, da Steve Sylvester a Mike Browning dei Morbid Angel e Mantas dei Venom, da Clive Jones dei Black Widow a Mortiis,… senza contare l’aver fatto da spalla a The Stranglers, The Damned, U.K. Subs, Eddie And The Hot Rods, Goblin e lo stesso Ruggeri.
Insomma, un curriculum di prim’ordine cui occorre aggiungere la scrittura di “The evil painter”, splendido brano contenuto nell’ultimo lavoro dei Death SS, “The Entity”.
The Mugshots nascono nel 2001 e, oltre a un paio di mini, producono quattro album, di cui l’ultimo, “Something Weird”, nel 2016.
Da quel momento solo alcuni singoli, seppur bellissimi, fino ad oggi che abbiamo la fortuna di trattare in anteprima il nuovo lavoro dal titolo “Gloomy, Eerie And Weird” che uscirà il 17 aprile.
Come nei due precedenti, continua la tradizione di coinvolgere una serie di ospiti che, oltre ad offrire il loro talento, contribuiscono a dare ulteriore lustro all’opera.
Priest si è occupato della produzione, mentre la masterizzazione è stata effettuata presso l’Unisound Studio da parte dell’esperto Dan Swanö.
Da esso emergono tutte le caratteristiche della musica de The Mugshots, con un sound che sa essere bizzarro, energico, oscuro, fascinoso,… mentre i testi, come d’abitudine, si muovono tra riflessioni personali, distopia, fantascienza, un tributo a Philip K. Dick e uno al geologo lombardo Paolo Gorini, oltre a un testo di Lucrezio interpretato dal compianto Mario “The Black” Di Donato (RIP).
Già dall’iniziale “Cold inside” emerge quel contrasto tra sonorità oscure e la voce particolare di Mickey che riesce sempre a interpretare i brani in maniera molto personale.
“The nameless” ha pulsazioni più accelerate e un’anima metal celebrata dalla presenza di Andy LaRoque (King Diamond) che cesella un ottimo assolo e da quella di Salis Tolis (Rotting Christ,…) nelle parti vocali, mentre nel finale gradualmente scema sulle note dell’acustica e con un recitativo arcano.
Perfetta l’amalgama tra le sonorità gotiche e gli spunti estremi di “The empty park” che danno origine a un brano bellissimo, impreziosito dal vocione di Trevor (Sadist) e dalla solista di Fredrik Norrman (October Tide,…), senza contare il synth di Erik Stayn, protagonista come nel pezzo precedente e non solo.
La strumentale “Nuclear memento” vede ospite alle tastiere la bravissima Angela Busato dei veronesi Dark Ages, con un prog metal dall’indole space.
“Inter ludus (An embalmer’s lullaby part III)”, non è solo un ottimo brano solenne, ma è anche documento storico per la presenza di Mario “The Black” Di Donato (The Black, Requiem, Unreal Terror), purtroppo prematuramente mancato poco più di un anno fa, che qui mette a disposizione la sua solista e il suo cantato declamatorio in Latino.
I suoni si fanno più rarefatti in “Flow, my tears”, in cui un delicato sinfonismo fa da base a un’interpretazione vocale magistrale, in cui si mischiano il timbro di Mickey e quelli femminili di Leda Stella, già presente su “Something Weird”, e di Gaye Advert, bassista e leader de The Adverts, storica band del punk inglese.
“Have you seen it before?” si muove su territori horror punk, contaminati da elementi space’n’psych, mentre questi ultimi sono assoluti protagonisti nel brano successivo, “Acid mantra”, che, tenendo fede al suo titolo, è intriso di fascino lisergico e conduce in altre dimensioni.
La consolidata amicizia e collaborazione con Enrico Ruggeri e i Decibel si concretizza con “It’s my time”, brano antemico che manifesta il mai sopito e celato amore per The Stranglers e il loro punk a trazione tastieristica.
Infine, l’evocativa “Stalking theme”, brano strumentale che va a chiudere un album eccellente, variegato e geniale, figlio di artisti che non pongono limiti alla loro passione e alla loro idea di musica.

Tracce:
- Cold inside
- The nameless
- The empty park
- Nuclear memento
- Inter ludus (An embalmer’s lullaby Part III)
- Flow, my tears
- Have you seen it before?
- Acid mantra
- It’s my time
- Stalking theme
Band:
Mickey E.vil – voce e synth
Priest – chitarra ritmica, solista e acustica su 6
Ospiti:
Mario “The Black” Di Donato – voce e chitarra solista su 5
Matt M. – basso su 1, 3, 4, 5 e 6
Eye Van – basso su 7, 8 e 9
Jim Mutilator – basso su 2
Erik Stayn – synth su 2, 3, 6 e 7
Angela Busato – synth su 4
Tommy Talamanca – synth su 5
Flavio Carlotti – synth su 6
Silvio Capeccia – synth su 9
Helgast – batteria su 1 e 2
Gyorg II – batteria su 1, 4, 6, 8 e 9
Henry Lee – batteria su 3, 5 e 7; chitarra acustica su 2
Andy LaRocque – chitarra solista su 2
Fredrik Norrman – chitarra solista su 3
Fulvio Muzio – chitarra solista su 9
Cristiano Mondini – theremin su 7
Sakis Tolis – cori e voce su 2
Trevor Sadist – cori e voce su 3
Leda Stella – cori e voce su 6
Gaye Advert – cori e voce su 6
Enrico Ruggeri – cori e voce su 9