La breve ma fondamentale vita del luogo da cui il grunge di Seattle è decollato nel mondo

Stavolta la “Casa della musica” di cui ci occupiamo non è un classico palcoscenico, ma è il luogo chiave del grunge di Seattle, dove ha brevemente prosperato prima di espandersi nel mondo e di fatto, perdere la sua “innocenza”. La Music Bank, in Shilshole Ave 1454, a dispetto di un aspetto davvero squallido esternamente, era il paradiso dei musicisti, un posto con decine di sale prova, il crocevia di tutta la musica che letteralmente pervadeva la “Emerald city”, dove praticamente chiunque suonava in una band, produceva una band, suonava musica alla radio o al limite passava serate itineranti fra decine di locali a sentire la next big thing del giorno, in un movimento musicale letteralmente esploso nel giro di pochissimi anni.

La Music Bank non ospitava palcoscenici, ma metteva in contatto e a confronto diretto ogni giorno il meglio dei musicisti di Seattle, era il luogo in cui gli affamati produttori musicali andavano a cercare qualche altra band talentuosa e il luogo in cui arrivavano e partivano ogni giorno nastri e demo provenienti anche da altre parti d’America.

Gli Alice In Chains (1988)

Ma come nacque questo luogo incredibile, che non ha omologhi in nessuna parte del mondo, almeno per quanto riguarda la musica rock?

Scott Hunt studiava all’Università in Idaho, quando un giorno gli capitò in mano una copia di ‘The Rocket’, rivista musicale di Seattle, in cui trovò l’annuncio di Jake Bostic, manager dei Brat, che cercava un musicista. Non ci pensò due volte a mollare tutto e trasferirsi a Seattle, all’epoca chi voleva fare musica doveva andare là.

I Brat provavano in un capannone abbandonato, con cavi elettrici pendenti dal soffitto, topi e nessun riscaldamento. Anche questo era tipico dei gruppi di Seattle, qualunque spazio era buono per suonare e il degrado non era certo un problema: molti erano arrivati in città dopo giovinezze bruciate, senza altro che una speranza di sfondare con la musica. E’ una strada che accomuna musicisti minori come Hunt e future star come Jerry Cantrell.

Scott però era turbato: “Questa è una grande città, perchè ci tocca suonare così?”.

Nel frattempo, mentre aspettava di diventare qualcuno con la musica, aveva trovato lavoro nell’edilizia e incontrò due costruttori, Bengt Von Haartman e Gabriel Marian. Trovò anche un vecchio magazzino chiuso a Ballard, da 4mila metri quadrati e presentò ai due il suo progetto: sale prova aperte 24 ore su 24. Pubblicò l’annuncio su The Rocket e da quel giorno trovò in segreteria telefonica fra quindici e venti messaggi quotidiani. Propose le sale a cifre dai 300 ai 500 dollari mensili e buttò giù la proposta: poteva fruttare circa 20mila dollari al mese. Offrì di dividere i profitti con Von Haartman e Marian, che si fecero carico dell’affitto del capannone e l’accordo fu fatto. Hunt dovette usare per la realizzazione i 20mila dollari che suo padre morendo, aveva lasciato alla madre per fargli finire il college. Fece un accordo con i due soci per un rimborso alla madre di 750 dollari al mese e ottenne la somma con cui comprò i materiali necessari.

I Soundgarden prima del grande successo

L’accordo definitivo fu firmato nel Settembre 1984. Hunt e Bostic, cofondatori, e alcuni operai lavorarono personalmente alla realizzazione, con l’obiettivo di finire una sala prove al giorno per 60 giorni. Ci riuscirono quasi, ne completarono 52. Il giorno dell’apertura erano già tutte affittate e c’era una lista di venticinque gruppi in attesa. Seattle aveva questo tipo di fame di luoghi dove fare musica.

Non passò molto e cominciarono i problemi: Von Haartman e Marian dopo circa 10mila dollari smisero di rimborsare la madre di Hunt, lui andò alla guerra legale con il duo, che nel frattempo aveva fatto estromettere dall’accordo Bostic e lavorava per buttare fuori anche Hunt, il quale aveva affidato la Music Bank a David Ballenger, uno dei suoi collaboratori. Fu lui ad assumere Layne Staley, voce degli Alice In Chains, come custode. Staley era andato a chiedere una sala dove suonare, ma erano tutte occupate. Però vide una sorta di deposito degli attrezzi per la pulizia e chiese di avere quello. Glielo svuotarono, gli fecero un prezzo speciale e si fecero in parte ripagare con il lavoro di custode alla Music Bank. Nello stanzino dei futuri Alice In Chains entrava a malapena la batteria, ma Layne e soprattutto Jerry Cantrell che non aveva casa, ci passavano la vita e spesso ci dormivano anche. In stanze più adeguate, provavano alla Music Bank anche i Mother Love Bone e i Soundgarden, tanto per citare qualcuno dei gruppi più famosi.

Per alcuni anni la Music Bank fu il crocevia della musica grunge, ma sparì prima di vederlo deflagrare in tutto il mondo. Nel 1989 era già storia passata.

La guerra legale fra i costruttori, Von Haartman e Marian e Hunt aveva infatti un motivo non dichiarato.

Hunt voleva espandere la Music Bank al resto del complesso dove si trovava il magazzino originale, e in effetti la Color Tech, azienda adiacente, aveva chiuso i battenti, chiedendo ai due costruttori se erano interessati all’affitto degli spazi. Loro accettarono ma non dissero nulla a Hunt. Il perchè si scoprì il 20 Luglio del 1988 quando il reparto narcotici della polizia di Seattle bussò alla Music Bank, avvertito da un anonimo su una possibile operazione di produzione di marijuana.

Ovviamente il posto non era davvero esente dall’uso di droghe. Mentre la polizia entrava il suono più frequente fu quello degli sciacquoni dove finiva la roba detenuta da molti dei musicisti. Ma gli agenti non cercavano loro: c’era qualcosa di ben più grave, che si poteva sentire annusando attraverso le condotte dell’aria. Von Haartmann e Marian avevano trasformato i magazzini adiacenti in una produzione di piante di erba. L’intera Music Bank fu presidiata dagli agenti, ma in sostanza non ci furono conseguenze per i musicisti.

Erano piccolezze, rispetto a una regolare produzione, con lampade e innaffiatura, di piante per circa 30 milioni di dollari di valore. Fu comunque l’inizio della fine anche per la Music Bank, che chiuse i battenti in Febbraio 1989. Aveva dato casa a migliaia di musicisti e contribuito a una delle ultime grandi rivoluzioni della musica rock. Gabriel Marian patteggiò 33 mesi di reclusione dichiarandosi colpevole. Bengt Von Haartman scappò dagli Stati Uniti, in un paese dove non c’era estradizione.

Cosa resta oggi de La Music Bank

Tutte le note che erano state suonate e provate entro quelle mura, stavano per esplodere all’esterno. Nel 1987 esce il primo ep dei Green River, nel 1988 sono fuori i Soundgarden con “Ultramega Ok”, nel 1989, i Nirvana con “Bleach” e nel 1990 gli Alice in Chains con “Facelift”. E nel 1991, quel riff, quello di “Smells Like Teen Spirit” cambia il corso della musica mondiale.

Della stessa serie “Le case della musica”:

Hollywood Bowl

Rainbow

Marquee

Shea Stadium