Il nuovo album dei Wucan si intitola “Axioms” e uscirà il 29 agosto 2025, noi di Back In Rock abbiamo avuto l’onore di poterlo ascoltare in anteprima.
La frontwoman Francis Tobolsky ha sottolineato che il titolo vuole rappresentare le convinzioni fondamentali su cui si fonda la band e che, dopo diversi anni di lavoro assieme, non mettono più in discussione.
L’album è nato in un periodo in cui le esperienze di vita personali avrebbero potuto portare a dei cambiamenti, invece l’idea di band è stata più forte di tutto: i Wucan sono il loro “assioma”.
Anche la copertina di Callum Rooney ne cattura l’essenza, con il viso celato che vuole sottolineare come ogni forma di mascheramento sia destinato a svanire, facendo emergere le reali intenzioni e i veri valori.
Il principio vale anche per Back In Rock, infatti, il valore dei Wucan è talmente indiscutibile, che continuiamo a parlarne, cosi come abbiamo fatto con il precedente lavoro in studio “Heretic Tongues” (2022), con il “Live In Deutschlandfunk” (2023) e con il report del concerto tenutosi al Freakout di Bologna nel febbraio 2023.
Se i tre album precedenti (più un minilp) avevano palesato la grande capacità della band di destreggiarsi con disinvoltura tra hard rock, psichedelia e krautrock, tramite un’attitudine settantiana e senza mai perdere di vista la forma canzone, con “Axioms” viene compiuto un ulteriore salto in avanti che sorprende perché non era assolutamente facile migliorare quanto dimostrato finora.

Già i tre singoli che sono stati pubblicati come anticipo, sono pari per qualità ed efficacia, ma totalmente diversi tra loro e infatti iniziamo proprio da questi per la nostra analisi.
“Irons in the fire” parte all’assalto con una sezione ritmica arrembante e l’ugola mostruosa della Tobolski che vanno a cesellare un metal energico con divagazioni varie, come alcuni spunti jazzati e le delizie del theremin in pieno stile Wucan, mentre il messaggio che traspare è quello della perseveranza… del non mollare mai.
L’incipit elettronico di “KTNSAX” fa già capire di trovarsi di fronte a una sorpresa con una fusione esaltante tra musica cosmica, prog e un’idea pop che sciorina un refrain irresistibile, nel mentre il synth è protagonista, il tutto a porre attenzione alla realtà virtuale che ormai si insinua costantemente nelle nostre vite, facendoci perdere la percezione di quella reale.
Il terzo singolo, “Holz auf holz”, vuole rendere omaggio alla loro origine di tedeschi dell’est e sceglie la lingua madre per esprimersi in un crogiolo di hard e psych abbellito da pennellate di flauto, commentando l’attuale situazione politica e sociale in Germania.
L’album inizia con “Spectres of fear” dove il flauto avvia le danze per un heavy rock epico dalla sezione ritmica incalzante, inframezzato da un assolo funky di Tim, mentre la voce arrabbiata di Francis esprime un sentimento di vendetta.
“Wicked, sick and twisted”, nata per seguire un’idea di glam rock settantiano, nella realtà è diventata un brano in cui si mischiano alla perfezione jazz, funk, hard, pop e psichedelia, il tutto suonato e cantato con una naturalezza strabiliante per descrivere il contraltare tra ebbrezza e chiarezza.
Un’intro affidata al synth introduce “Pipe dreams”, brano guidato da ritmiche incalzanti, chitarre heavy e la voce che fluttua tra sentimenti di disillusione e speranza, dove emerge la consapevolezza che i sogni condivisi si devono inseguire collettivamente.
Suoni liquidi accompagnati dal flauto guidano la title track su sentieri prog, presentandoci ancora dei Wucan inediti, ma sempre efficaci e mai banali, con un assolo ispirato di chitarra e le liriche che sottolineano l’importanza di affrontare sempre la verità, anche quando è scomoda e fa male.
Chitarre acustiche e una Francis insolitamente pacata introducono “Fountain of youth”, andando a sviluppare il brano sull’alternarsi tra momenti riflessivi e passaggi esplosivi ed evidenziando ulteriormente l’anima progressive, con il testo che riflette sui limiti dell’essere umano, domandandosi perché risulti più difficile concentrarsi sugli aspetti comuni, piuttosto che su quelli che distinguono.
I Wucan dimostrano ancora una volta di essere una delle migliori band in circolazione, capaci di interpretare in modo molto personale influenze da più decadi di grande rock, senza lasciare mai nulla al caso e certificando che l’amalgama tra loro è un “assioma”.
Mi auguro che tornino presto a suonare in Italia, dopo averli visti tre volte dal vivo, posso garantire che si tratta di un’esperienza esaltante.

Band:
Francis Tobolsky – voce, chitarra, flauto e theremin
Tim George – chitarra e tastiere
Philip Knöfel – batteria
Alexander Karlisch – basso
Tracklist:
- Spectres of fear
- Irons in the fire
- Wicked, sick and twisted
- KTNSAX
- Holz auf holz
- Pipe dreams
- Axioms
- Fountain of youth