Gli Spiritus Mortis vengono ritenuti la prima vera doom metal band finlandese.

Il loro esordi risalgono al 1987 quando, sotto il moniker di Rigor Mortis, si propongono come trio costituito da Teemu Maijala (basso e voce), Jussi Maijala (chitarre) e VP Rapo (batteria).

Ben presto cambiano nome, adottando quello attuale, a causa di un’omonimia con un altro gruppo americano.

Come trio registrano quattro demo, cui se ne aggiunge uno nel 1997 con l’ingresso del vocalist Tomi Murtomäki e un altro nel 2000 con il cantante Vesa Lampi che rimane fino al 2007.

Dopo ancora un paio di demo, finalmente, nel 2004, esce il primo album omonimo, seguito, nel 2006, da “Fallen”.

Nel 2008 assistiamo ancora a un cambio dietro il microfono con l’entrata in formazione di Sami Hynninen, già membro dei noti Reverend Bizarre e degli Orne, nonché conosciuto anche col nome di Sir Albert Witchfinder; ricordo che, oltre a essere un ottimo vocalist, è anche un bravissimo disegnatore tanto da aver realizzato copertine di vari album nel genere.

L’attività di Sami con gli Spiritus Mortis partorisce due ottime uscite, “The God behind the God” (2009) e “The year is one” (2016), in cui il doom classico che ha caratterizzato la band acquisisce un afflato epico tipico della musica del destino scandinava a partire dai numi tutelari Candlemass.

Il 2017 vede l’uscita del cantante dalla band che lo sostituisce con Kimmo Perämäki, già presente nel primo album come backing vocals ed ora titolare delle parti cantate di “The great seal” edito nel 2022.

Il 2023 vede l’uscita del disco in oggetto: “Spiritism 2008-2017”.

Prometto che è l’ultima dimenticanza dell’anno appena passato che recensisco, ma ci sono alcuni aspetti di cui non potevo non parlare, essendo una compilation costituita da materiale succulento: innanzitutto , si tratta di tutti brani inerenti il periodo con Sami Hynninen alla voce; secondariamente, troviamo rappresentati dei singoli altrimenti non facilissimi da reperire; in terzo luogo, ci sono alcuni pezzi inediti eseguiti dal vivo; infine, la presenza di tre cover con cui tributano altrettanti capolavori del passato alla loro maniera.

In “When the wind howled with a human voice” riff grassi e pesanti si fondono con la voce che interpreta magistralmente la drammaticità del pezzo che non è presente solo su “The God behind the God”, bensì è uscito anche come singolo su un 7” omonimo il cui lato B, qui presente, non è altro che una affascinante versione di “Wait for the sun” dei Doors qui rivestita di maestosa epicità darkeggiante.

Segue un pezzo già contenuto nel 7” “Imperial anthems No. 9”, uscito come split con i Pale Divine: si tratta della rivisitazione di “Black night”, di cui mantengono la dinamicità e potenza dei Deep Purple, ammantandola con tonalità più grevi.

Indi è la volta delle tre tracks che fanno parte di un 12” split con i Fall of the Idols: con “Sunrise” offrono un’interpretazione oscura che potrebbe suscitare il plauso degli stessi Uriah Heep, mentre con “The ceremony of the stifling” e “Rise from hell” dimostrano come siano padroni della materia eseguendola con enfasi e potenza.

La parte finale è costituita da tre brani registrati dal vivo in Finlandia nel 2017.

Si parte col medley “The man of steel/Death walking” che dimostra come sappiano esibirsi alla grande anche in formato live, con Sami che offre una prestazione super.

“Divine wind” spacca con un basso killer e una cascata di riff pesanti, mantenendo una dinamicità maggiore di quanto non siano soliti in studio.

Conclusione affidata a “Baron samedi”, brano devastante che non fa prigionieri.

Spiritism 2008-2017” è una raccolta multifunzionale, da un lato permette a chi non conosce la band di farsi un’idea chiara delle sue potenzialità, dall’altro consente agli appassionati di completare adeguatamente la loro discografia.