Lucivox è il moniker di una all female band russa che per esprimersi ha scelto una forma variegata di rock psichedelico.

Queste splendide fanciulle iniziano ad essere operative discograficamente dal 2013 e fino al 2018 autoproducono tre album e svariati singoli intitolati e cantati in lingua madre, quasi tutti editi in formato digitale, salvo qualche eccezione in cdr.

Nel 2020 si affacciano sul mercato internazionale grazie alla Glitterbeat per la quale esce ancora una manciata di singoli su formato file e, finalmente, il primo album, “We are”, edito sia in cd sia in vinile.

Mantengono il russo come lingua adottata nei testi, seppur con titoli in Inglese.

Nella loro proposta si mischiano elementi post punk alla Siouxsie and The Banshees, spunti di krautrock sciamanico alla Amon Düül II, spruzzate hard rock e tanta psichedelia.

L’album ottiene riscontri lusinghieri e attira l’attenzione nonostante la proposta tanto affascinante quanto di non facile presa.

Nel frattempo, le nostre eroine sono costrette a vivere fuori dalla loro patria a causa della guerra in corso e al fatto che non sia il luogo migliore per esprimersi artisticamente in forma “libera”, soprattutto se a favore della pace e contro ogni forma di nazionalismo.

Verso la fine del 2023 esce il nuovo album “That’s what remained” che prosegue sulla strada musicale intrapresa e che conferma quanto di buono già espresso.

Rispetto al precedente, si sente meno l’afflato darkeggiante, ma ciò non leva fascino alla loro proposta.

Sono portato a paragonare l’evolversi dell’opera ad un viaggio, ma non solo lungo territori sconfinati, bensì anche attraverso lo spazio e la mente, tenendo fede all’anima psych che la pervade.

Il percorso inizia con “There ahead” in cui si sentono delicati interventi di archi e di fiati, nonché voci cantilenanti per una musica che fa abbandonare la realtà per un mondo surreale.

Si prosegue con “Naidiya” (https://youtu.be/Jxozg19GwJ8?si=9V1k1uctuyZ_ap_q) in cui la psichedelia è arricchita da una varietà di suoni che passano da orientaleggianti, a nordici, toccando il folk, con voci eteree e ammalianti inserti fiatistici che danno un tocco magico.

Ancora avanti con “Don’t look away” che assume tonalità molto più acide, con le chitarre che cominciano a graffiare e le ritmiche che acquistano dinamicità per condurci verso “Wandering” che inizialmente ci illude con note delicate e sognanti, come rappresentando delle lande innevate su cui sopraggiunge una tempesta dal ph elevato contraddistinto dall’entrata in scena del distorsore.

L’avanzata continua ed è caratterizzata dalla liquidità di “Hold me” in cui si confermano tinte eteree e una chitarra leggermente acida sullo sfondo.

È il momento di accelerare e ciò avviene con “All frozen” che vede ritmiche e percussioni farsi più dinamiche, con sonorità variegate per un brano che sfiora la totalità, emanando più calore di ciò che potrebbe far pensare il titolo e predisponendo alla title track che continua su livelli eccelsi per un brano onirico molto vicino alla musica cosmica di cui sopra.

Il viaggio termina con “On the way” che si esprime in maniera più rilassata nelle ritmiche, ma con una marcata componente acida accentuata dall’uso della voce.

Musica da ascoltare senza distrazioni e con la mente aperta.

Band:

Alina Evseeva – voce e tastiere

Galla Gintovt – chitarre

Nadya Samodurova – batteria

Anna Moskvitina – basso

Guests:

Ella Bayisbaeva – cori

Timur Mizinov – tromba, tuba

Dimitry Chesnov – chitarre

Daria Avramova – violino, voci