“Raccomandato se ti piacciono: Myrkur, Solstafir, Alcest, Chelsea Wolfe”, tutto ciò è riportato sul bollino attaccato all’album in oggetto e, naturalmente, non poteva che attrarre la mia attenzione.

In effetti, questa è musica per l’anima che intimamente conduce attraverso paesaggi nordici invernali, quando i colori si muovono tra bianco, grigio e nero.

Metal, folk, progressive, ambient, black, post-rock e anche un pizzico di pop si alternano e si amalgamano in un affascinante connubio, guidandoci attraverso un viaggio siderale.

La band prende il nome dalla vocalist Helga Gabriel, svedese di nascita, ma di chiara origine asiatica, che trova in Inghilterra i musicisti adatti a dare concretezza al suo progetto; più precisamente nel North Yorkshire, casualmente antica contea vichinga, giusto per confermare che nel rock le coincidenze non sono altro che magia.

Peraltro, l’internazionalità dell’opera è garantita anche dal produttore, Luiz Felipe Netto, di origine brasiliana, che ha suonato anche la chitarra acustica su un paio di brani.

Helga è la compositrice principale e, prima di dare vita a questo progetto, si era espressa tramite alcuni ep solisti in formato digitale, mentre Cameron Gledhill, Ryan Fairclough e Cai Sumption erano già amici, nonché attivi in svariati gruppi, cui poi si è aggiunto il batterista Sami Javed.

“Skogen mumlar” illude con un breve inizio apparentemente ambient, per acquisire sempre più dinamicità e potenza ornate dalla splendida voce, dalle percussioni e da un violino melanconico.

Helga e le sue melodie vocali sono assolute protagoniste in “Burden” che alterna momenti di estrema intimità ritmata dal basso a sfuriate elettriche e aperture acustiche.

Un sinfonismo da brividi caratterizza “Water”, capace di emozionare dalla prima all’ultima nota.

La chitarra acustica di Luiz Felipe Netto sorregge “If death comes now” e la accompagna con un ritmo tribale in tre minuti e mezzo di magia pura dove la voce tocca vertici di bellezza assoluta.

“Farväl” si aggira in territori cari alla bellissima Myrkur e spazia tra momenti intimi, esplosioni black e sprazzi sinfonici.

In un contesto complessivo introverso, dove i testi toccano tematiche tratte da esperienze personali, “Alive again” ci regala un brano meraviglioso che mette coraggiosamente a nudo le difficoltà interiori incontrate da Helga e descritte magistralmente dal videoclip geniale https://youtu.be/R33b9KlMYyk?si=HgpYS59v2tHQfCcw diretto da Yevheniia Vynokurova.

Ambient e folk si manifestano in “Vast and wild”, per poi esplodere in un contesto in cui voce, archi, melodie e percussioni offrono fascino a piene mani, mentre la successiva “Som en trumma” parte dalle stesse prerogative per poi andare in crescendo e deflagrare in un’esigenza black.

“Mountain song” è un brano totale dove la band si esprime al meglio, riuscendo a tradurre perfettamente la maestosità evocata dal titolo e anticipando il gran finale degli oltre sei minuti della title track in cui violini, cello, chitarre elettriche e acustiche, sezione ritmica regalano momenti di musica eccelsa su cui la voce ricama il suo marchio.

Impossibile chiedere di più.

Band:

Helga Gabriel – voce

Cameron Gledhill – chitarre

Ryan Fairclough – basso

Cai Sumption – chitarre

Sami Javed – batteria

Guests:

Damian Bolotin – violino

Antonio Guerra – piano

Mafram Do Maracanã – percussioni

Bruno Migliari – basso

Luiz Felipe Netto – chitarre acustiche, chitarre, tastiere e arrangiamenti degli archi

Ayran Nicodemo – violino

Bruno Serroni – cello

Joe Zeitlin – cello