Con queste righe spero di rendere giustizia a una band fantastica della quale si parla pochissimo.

Gli Spidergawd nacquero a Trondheim in Norvegia nel 2013 e, inizialmente, vennero considerati un progetto parallelo dei Motorpsycho, celebre e prolifica entità di alternative rock ad alte dosi di psichedelia, dato che i fondatori degli uni, Bent Sæther e Kenneth Rapstad (rispettivamente polistrumentista e batterista), erano membri stabili degli altri.

La scelta stilistica fu ed è quella di un hard rock che affonda le sue radici nei seventies, per poi deflagrare con suoni freschi, spiazzanti e coinvolgenti, in cui l’energia viene contaminata spesso da elementi psichedelici e in taluni casi pure progressivi.

Che il progetto fosse serio lo si evince non solo dalla loro fecondità, sette album in un decennio rigorosamente intitolati con la numerazione romana, ma anche dalla scelta di produrre ogni uscita in vinile con confezioni molto curate e comprendenti sempre anche le versioni in cd, arricchendole, inoltre, con copertine meravigliose elaborate dall’art worker Emile Morel che ne garantisce il trait d’union grafico.

Anche il nuovo “VII” non tradisce le attese e ci presenta una band in piena forma che agisce come un grande chef capace di prendere gli elementi della cucina tradizionale e di elaborarli in chiave moderna.

Ecco quindi una raccolta di brani efficaci e ariosi, al contempo potenti e dinamici.

Gli elementi vicini alla nwobhm sono meno evidenti rispetto al precedente, ma nel contempo si affaccia un afflato punk che porta alla mente i conterranei Turbonegro.

Per il resto, riff pesanti vicini a certo stoner uniti ad assoli di gusto, la voce di Per Borten, la sezione ritmica di primordine con Kenneth Rapstad sugli scudi, i cori irresistibili tipici delle lande scandinave sono gli ingredienti per una ricetta succulenta che caratterizza praticamente tutti i brani.

Nel contesto sono da rimarcare il momento centrale da soundtrack di “Sands of time”, il cantato evocativo su “The tower” che ne determina le linee melodiche, i riff killer di “Dinosaur” e “Afterburner” che puntano diritti al mento come uppercut, l’impatto più claustrofobico di “Bored to death” che fa da contraltare alle melodie aperte e spensierate di “Your heritage”… tutto ciò  prepara al finale pirotecnico garantito da “Anchor song”, brano in cui si nota un pizzico (ma solo uno, eh!) di rilassatezza garantita da un mid tempo che poggia su un giro di chitarra comunque pesante, e da “…and nothing but the truth” dove un sax ispirato e un arpeggio acustico illudono di essere al cospetto di una suggestiva ballata prima di esplodere nell’ennesimo brano travolgente nelle dinamiche e irresistibile nelle linee vocali.

Aggiungo che il sax, sempre presente e loro caratteristica imprescindibile, assume un ruolo più di accompagnamento che si perde un po’ nel contesto sonoro, risultando protagonista solo in un breve spazio di “The tower” e nel suddetto pezzo conclusivo.

Ecco quindi che, tra gli svedesi The Hellacopters e i norvegesi Turbonegro, occorre tenere assolutamente in considerazione gli Spidergawd per tenere in altro la bandiera scandinava di quello che i Rolling Stones definirebbero: “it’s only rock’n’roll”.

Chiudo, ricordando che nella versione in vinile non solo è presente, come d’abitudine, la versione in cd, ma anche un 7” contenente “White head, red hot”, esplosiva cover del brano dei Judas Priest tratto dal capolavoro “Stained class”, andando ad avvalorare la varietà delle influenze che tanto incide sul loro sound.

Band:

Kenneth Kapstad – batteria

Hallvard Gaardløs –  basso e cori

Brynjar Takle Ohr – chitarre e cori

Per Borten – chitarre e voce

Peter Kraft – sax

Aksel Roed – sax

Rolf Martin Snustad – sax e cori