I Dead Feathers sono una band statunitense proveniente dall’Illinois.

Hanno già fatto parlare di sé con il mini omonimo d’esordio (2014) e con il primo full lenght “All is lost” (2019).

La scelta stilistica della band è quella di una psichedelia ispirata alla summer of love della West Coast degli anni ‘60, unita a sonorità hard blues che la alimentano con massicce dosi di energia.

La classica formazione a due chitarre più basso e batteria, costituita da musicisti che hanno questo sound nel sangue, è completata dal proprio elemento di punta, la cantante Marissa Welu, dotata di una voce straordinaria in grado di fornire prestazioni di classe e potenza inaudite, come se Grace Slick esplorasse territori jopliniani.

Fa specie notare che questo tipo di suoni all’epoca fu colonna sonora del desiderio, della voglia e del tentativo di cambiare il mondo… e per un po’ persino ci riuscirono, peccato che poi il grande inganno sia riuscito a riprendere il sopravvento; oggi, approcciarlo con band come i Dead Feathers da un lato tiene viva l’utopia di riscossa, ma, soprattutto, permette una via di fuga da una realtà meschina.

Pronti via e la title track si presenta come un brano che qualsiasi band dedita all’hard psych vorrebbe scrivere: un riff reiterato e lisergico che tende ad aumentare progressivamente di voltaggio e su cui Marissa va a sciorinare una prestazione maiuscola.

“Lightning” parrebbe partire in maniera sognante, ma è solo un’illusione poiché un crescendo sempre più potente, voce compresa, travolge tutto senza lasciare prigionieri.

Con “Daughters” rimane inalterato l’alto contenuto lisergico, il voltaggio opta per livelli più umani, le ritmiche si fanno tribali e l’intensità del pezzo gli fa toccare vertici di bellezza assoluta.

Dopo un terzetto iniziale da paura, la strumentale “One year before the island” è il sorbetto che permette di affrontare la parte finale con maggiori speranze di farcela.

Le sonorità liquide e ancestrali di “The swell” in alcuni momenti lasciano spazio ad alcune esplosioni di furore psichedelico, senza contare la prestazione vocale di livello superiore.

“Robbery” è il brano più lungo dell’album e alterna una prima parte con uno sviluppo da cavalcata raffinata a una seconda che prende una strada ad alta dilatazione pregna di contenuti lisergici.

Dopo tanta potenza, la band sceglie di chiudere un album splendido con un brano acustico, “Galapagos”, che si esprime in forma eterea con atmosfere che richiamano in maniera appropriata la bellezza di queste isole equadoriane e della loro oasi naturalistica.

La musica dei Dead Feathers forse non riuscirà a cambiare il mondo, ma sicuramente permetterà di migliorare quello di chi avrà desiderio e coraggio di ascoltarli.

Band:

Marissa Welu – voce

Tony Wold – chitarra solista

Rob Rodak – basso

Tim Snyder – chitarra ritmica

Joel Castanon – percussioni