Bellezza in musica… l’incipit è d’obbligo, trovandoci al cospetto di una donna che di mestiere faceva la modella e che alle passerelle ha preferito il richiamo della foresta e della musica; in realtà, Amalie Bruun, nata in Danimarca del 1985, ha nel sangue quest’ultima, essendo figlia di un musicista/produttore e di una paroliera, senza contare un passato pop sia da solista sia con gli Ex Cops.

Myrkur in Islandese significa “buio” che in Danese si dice “mørke”, quindi dall’etimologia possiamo già individuare l’ambiente nordico in cui trovano il loro habitat naturale le composizioni; senza dimenticare che, essendo un progetto totalmente suo, ne diventa anche il nome d’arte.

Gli esordi sono all’insegna di un black metal atmosferico in cui la sua voce eterea viene alternata all’uso del growl, ma, gradatamente, questa caratteristica lascia sempre più il passo a un folk scandinavo affascinante e misterioso, capace di accompagnare l’ascoltatore in ambienti di natura incontaminata, rimarcando, se ce ne fosse ancora bisogno, l’importanza avuta dai The 3rd and The Mortal che nei ‘90, molto avanti sui tempi, avevano tracciato una strada che ha ispirato moltissime altre band con voci femminili (vedi anche Aleah e i Trees of Infinity).

Dopo il primo album “M” (2015) e un paio di singoli, il salto di qualità assoluto avviene nel 2017 con “Mareridt”, seguito dallo splendido “Folkesange” del 2020.

Spine” è un album ispirato e bellissimo, capace di esprimere sinfonie glaciali che conducono verso foreste e radure imbiancate, dove la voce costituisce una vitale fonte di calore, scostandosi dall’indole norrena del precedente a favore di un ambient/post-rock in cui emergono momenti più decisi, mantenendo l’anima folk come trait d’union con il resto della discografia.

L’aver dato alla luce una bimba e averlo fatto proprio nel periodo della pandemia ha avuto un ruolo importante nell’economia compositiva dell’opera, palesando un nuovo desiderio di aprirsi ad una socialità non necessaria in precedenza.

Le registrazioni eseguite in Islanda, il fatto che lei sia danese e le ambientazioni prettamente scandinave, completano un quadro nordico dal sicuro fascino, ben rappresentato dall’iniziale “Bälfærd” che non solo apre l’album, ma sembra anche accompagnare nell’oscuro periodo invernale, mentre la conclusiva “Menneskebarn” con le sue melodie romantiche pare rappresentare il ritorno verso la luce.

Nel mezzo, una raccolta di brani di qualità eccelsa dove, oltre a quelle vocali, emergono le sue doti di polistrumentista, coadiuvata da musicisti di spessore: si passa dalla maestosità di “Like humans” al crescendo di “Mothlike”, dall’intimismo di “My blood is gold” e “Devil in the detail” alla varietà di “Spine”, dalla cavalcata con ritmiche black e melodie eteree di “Valkyriernes sang” agli spunti doomeggianti di “Blazing sky”.

Potenza della natura unita alla delicatezza e al fascino di un paesaggio innevato.

Myrkur – voce, piano, violino, nyckelharpa, organo e synth

Ospiti:

Will Hayes – chitarre e basso

Ulfur Hannson – synth e segulharpa

Randall Dunn – synth

Ægir Sindri – batteria

Arjan Miranda – programming e guitar solo on “Mothlike”

Brent Arnold e Gyda Valtysdottir – cello

Maria Franz, Maja Shining e MarieLouise Zervides – cori