I Delirium sono una delle band più importanti della storia del progressive italiano degli anni ‘70, appartenenti a quella ricca scena genovese che ha dato tanto sia in ambito rock sia in quello cantautorale. Nati come I Sagittari verso il finire dei ‘60, mutano il nome in Delirium ed esordiscono con “Dolce Acqua”, album che unisce i due mondi citati in precedenza, poiché, mentre il sound miscela i nuovi suoni d’avanguardia provenienti dalla Gran Bretagna alla psichedelia e al folk, nella formazione milita un giovanissimo Ivano Fossati (voce, chitarra acustica e flauto). I due singoli “Canto Di Osanna” e, soprattutto “Jesahel”, quest’ultima presentata a Sanremo, ne incrementano a dismisura la notorietà, ma a quel punto Fossati va via per il servizio militare e in seguito prosegue la sua carriera solista, diventando uno dei migliori cantautori italiani. Viene sostituito da Martin Grice, inglese trapiantato in Italia che, col suo talento al flauto e al sax, consente alla band di intraprendere in maniera decisa la strada del puro progressive con due album fantastici, “Lo Scemo e Il Villaggio”, ricco di elementi jazz, e “III – Viaggio Negli Arcipelaghi Del Tempo”, vero capolavoro. A metà settanta, causa vari problemi di formazione, la band interrompe la sua attività, per riprenderla all’inizio del nuovo millennio, guidata da Peppino Di Santo (batteria), Ettore Vigo (tastiere) e Martin Grice, cui si aggiungono Fabio Chighini (basso) e Roberto Solinas (chitarra e voce solista). Il live del 2007, “Vibrazioni Notturne”, sancisce contemporaneamente il loro ritorno discografico e l’inizio della collaborazione con Black Widow Records che confluisce anche in un nuovo album in studio, “Il Nome Del Vento” (2009). Alcune diatribe in merito al moniker con altri ex membri della band portano il gruppo ad aggiungere al nome la definizione International Progressive Group (I.G.P.). Questo “piccolo” cambiamento è accompagnato anche dalla fuoriuscita di Peppino Di Santo e di Roberto Solinas, mentre entrano in formazione Alfredo Vandresi (batteria), Michele Cusato (chitarra) e il cantante Alessandro Corvaglia, già noto per il lavoro con La Maschera Di Cera insieme a Fabio Zuffanti, e abile anche con chitarra acustica e tastiere. Si arriva quindi all’uscita de “L’Era Della Menzogna” (2015). La pandemia e impegni vari dei membri della band hanno protratto i lavori per nuovi brani, pur non interrompendone le esibizioni dal vivo. Nel nuovo album “Sesta Strada Lungo Il Tempo” la formazione è rimasta invariata, salvo l’entrata di Enrico Tixi come nuovo batterista. Non si tratta di un concept, ma il Tempo (volutamente maiuscolo) è l’elemento che lega i brani tra loro e, contestualmente, fa riferimento al fatto che la band dura da cinquantacinque anni. Inizio col botto, grazie ai quasi ventidue minuti di “Schiavo della viltà”, da cui emerge la doppia anima dei Delirium, attraverso un perfetto mix tra parti acustiche, interventi di flauto e poi sax, tappeti di tastiere, cambi di tempo guidati dall’ottima sezione ritmica e gli interventi solistici del talentuoso Michele Cusato, tutto a sostegno di un testo che racconta di quanto la viltà impedisca di ribellarsi alle ingiustizie cui si è costretti ad assistere o partecipare. Le note della viola di Giulia Erminio aprono “Io clochard”, brano che affronta il dramma di un emarginato che ambisce a chiudere il proprio continuo peregrinare, attraverso un rock intimo, ma anche energico, mentre Il canto di Corvaglia è affiancato dalla voce femminile di Alice Vigo che in francese dona ulteriore fascino. “Il riposo del pirata” ha due facce, la prima basata su una struttura semplice e la seconda “progressivamente” più elaborata, da cui emergono gli spunti del sax di Martin Grice, la classe di Cusato e una parte corale maestosa, andando a descrivere il travaglio del vecchio bucaniere che, facendo i conti col suo passato, vede la sua vita trascorsa a depredare e combattere. Con la strumentale “Del ritorno la strada”, i Delirium danno il meglio di sè in chiave prog jazz, sezione ritmica ottima, interventi magistrali di pianoforte, di sax e della solista. Ottimo il brano di chiusura, “Parole nel vento”, che inizia elettroacustico per poi andare in crescendo verso un finale di eccellente progressive, con liriche che descrivono un artista sincero che si preoccupa solo di donare emozioni attraverso il suo modo di esprimersi, chiedendosi dove finiranno le sue parole seminate nel vento… di fatto un’invettiva contro il disimpegno radicato da anni tra la gente. Il mix tra esperienza e bravura dei membri dei Delirium, unito al loro entusiasmo, ha contribuito all’elaborazione di un ottimo album degno del loro illustre passato e della tradizione progressive italiana.

Formazione:
Ettore Vigo – tastiere e cori
Martin Grice – fiati e cori
Fabio Chighini – basso e voci
Enrico Tixi – batteria, percussioni e cori
Alessandro Corvaglia – voce, tastiere, chitarra acustica e cori
Michele Cusato – chitarre e cori
Ospiti:
Andrea Bottesini – voce recitante su 1 e 3
Giulia Ermirio – viola su 1 e 2
Alice Vigo – voce su 2 e 3
Enrico Bianchi e Raffaella Izzo – cori su 5
“Banda Deliranti Cantù” – supporto corale su 3
Tracce:
- Schiavo della viltà
- Io clochard
- Il riposo del pirata
- Del ritorno la strada
- Parole nel vento