In anni politici e sociali così tormentati, la musica, anche se rimane di fatto una forma d’arte, come tutte le altre componenti della società tende a schierarsi, fortunatamente il più delle volte per i diritti dei più deboli, denunciando e puntando il dito sui colpevoli di tanto sfacelo. Se si parla di rock e specialmente di blues, non si può fare a meno di notare una presa di posizione netta, non fosse altro per la sua natura ribelle e di denuncia alle sopraffazioni di ogni tipo, che siano sociali, religiose o politiche. Il reverendo a cui si fa riferimento per molti artisti afroamericani non è dunque una qualifica religiosa, ma rappresenta il portavoce di un movimento, qualcosa di lontano da quello a cui siamo abituati noi occidentali. Nathan Bell, musicista conosciuto nell’ambiente americana e roots, con il moniker “The Right Reverend Crow” porta avanti da qualche anno un progetto che, accompagnato dal blues, si schiera a tal punto che lo stesso definisce la musica e i testi racchiusi nella raccolta di canzoni che formano il disco “anti-fascism, pro-justice songs”. Accompagnato da Frank Swart al basso, Alvino Bennett alla batteria e Sean “Mack” McDonald alla chitarra, il musicista dell’Iowa come un “reverendo” racchiude in queste tredici tracce un sermone sulla situazione politica e sociale americana, denunciando il tutto a colpi di sarcastico e arrabbiato classic rock blues che non è solo testi, con una musica che è lo stesso importante accompagnamento di crude realtà descritte in canzoni come “Governor Lee”, “Heavy Like That” o “Talking Pandemic Blues”. Un album da leggere oltre che da ascoltare per apprezzare al meglio i testi di Nathan Bell seguiti da una copertina che la dice lunga sulle intenzioni dei “The Right Reverend Crow”, con in evidenza (oltre a Jimi Hendrix), i due atleti afroamericani Tommie Smith e John Carlos e il loro pugno chiuso durante la premiazione dei 200 metri alle Olimpiadi messicane del ‘68.

Nathan Bell