Dopo le attenzioni suscitate dal primo album “Fandabidozi”, di cui abbiamo parlato ai tempi della sua pubblicazione nel 2024 (clicca sul link colorato per leggerne la recensione e le informazioni biografiche, nda), erano molte le aspettative per un nuovo album di Bobbie Dazzle, moniker dietro cui si cela Siân Greenaway, già nota nel mondo doom con gli Alunah. Siamo ancora al cospetto di un progetto british fino al midollo, in cui il glam inglese degli anni ‘70 si palesa in tutta la sua fastosità, impreziosito da contaminazioni prog e hard rock. Composizione e produzione sono nelle mani di questa splendida artista che ha ben chiaro ciò che vuole ottenere e, in effetti, “Star Power” è un album consapevole che enfatizza la propensione glam del precedente con produzione e arrangiamenti sontuosi, tant’è vero che alle pur sempre presenti influenze di T-Rex e Sweet, si aggiunge prepotentemente quella dei Queen dei primi cinque album. La consequenzialità tra i due lavori si evince dal fatto che la title track iniziale riprende la melodia del finale di “Fantabidozi” per poi scatenarsi in un brano intriso di brio glamour che verso il termine, tra inteventi di flauto e stacchi di organo, ci ricorda la larghezza di vedute di Bobbie Dazzle. L’attitudine di Freddy Mercury e soci si palesa in “Dirty Martini”, destinata a stamparsi in testa, così come il refrain di “Jack Rabbit”. Classe a fiumi con la stupenda “Passenger”, ornata da arrangiamenti e cori fastosi, oltre a un lavoro di tastiere notevole, in un perfetto equilibrio tra magniloquenza e forma canzone. Splendida “Wonder” con il suo dinamismo che mi ricorda gli U.F.O. più briosi, cui si aggiunge un grande intervento del flauto, protagonista anche nei suoni bucolici che caratterizzano “The new thing”, in cui si evidenziano un assolo ispiratissimo e il fatto che pure Traffic e Jethro Tull appartengono al suo background. Echi dei Queen si distinguono nell’hard immerso nei lustrini di “Who ya gonna lean on”, in cui spicca anche una coralità alla Slade, in “Take to the streets”, con i suoi spunti alla “A Night At The Opera”, e nella bellissima “Planets collide”. Spazio anche a una coppia di ospiti di lusso: prima Gareth McGrillen che in “Snakes & ladders”, oltre ad esserne coautore, suona il basso, per un risultato ottimale in cui l’indole glam si sposa con quella percussiva dei suoi Pendulum; infine Lita Ford che cesella un ottimo assolo nell’irruenta “Feel it too”. “Star Power” è un album strabordante di energia, classe e fascino, con tutte le carte in regola per mietere ulteriori e meritati consensi, aumentando la notorietà di Bobbie Dazzle, artista cui non difettano teatralità, talento, bellezza e ambizione. Speriamo vengano programmate date in Italia.

Formazione:
Bobbie Dazzle (Siân Greenaway) – voce e flauto
Cheis Dando – tastiere e cori
Ash JD Baker – chitarre
Leon Smith – basso
Eddy Geach – batteria
Ospiti:
Gareth McGrillen – basso su 9
Lita Ford – chitarra solista su 11
Tracce:
- Star power
- Dirty Martini
- The passenger
- Jack Rabbit
- Wonder
- The new thing
- Who ya gonna lean on
- Take to the streets
- Snakes & ladders
- Planets collide
- Feel it too