Dopo oltre un decennio trascorso a costruire uno degli universi underground più imprevedibili della Svezia, gli Haerdsmaelta tornano con “Haerdrock” il loro terzo album e se i lavori precedenti lasciavano presagire il collasso della società, “Haerdrock” avanza direttamente tra le fiamme. La band si scaglia contro l’anti-intellettualismo, l’estremismo, il consumismo, la distruzione ambientale, il senso di colpa, l’ansia e l’assurdità dell’esistenza moderna, in parte satira distopica e in parte orrore psicologico, il discoviene alimentato da riff devastanti, rumori industriali, aggressività hardcore, urgenza punk e dall’inconfondibile umorismo nero della band. Brani come “Artificial Ignorance” affrontano una società nella quale l’anti-intellettualismo viene celebrato a scapito della conoscenza. “The Kids Are Al-Right” analizza la polarizzazione politica attraverso un’ironia tagliente e una satira volutamente scomoda. “City Of The Dead” immagina civiltà costruite sul pregiudizio, sulla decadenza e sull’avidità. Nel corso dell’intero album, gli Haerdsmaelta rifiutano di offrire risposte semplici, costringendo invece gli ascoltatori a confrontarsi con le contraddizioni più scomode della vita contemporanea. Dal punto di vista musicale questo rappresenta il lavoro più focalizzato e incisivo realizzato finora dalla band. L’hardcore si scontra con il noise industriale, il punk, il metal e inaspettati passaggi melodici. Fondato da Spraeng degli F.K.Ü. e Doom Paerignon degli Snuffed By The Yakuza, il progetto si è progressivamente trasformato in una delle più riconoscibili realtà alternative heavy della Svezia, non lavorano con confini fissi di genere, ma attingono a un vivace bagaglio di influenze, che spaziano dal black metal allo sleaze degli anni ’80, dal rock alternativo, dal country e thrash fino al garage rock degli anni ’60. “Going for The Deep End” è punk furioso tiratissimo, mentre “Enjoy The Feats” rievoca dei Motorheda in acido, “Eye On The Pryce” mi ricorda la parte più dura e cattiva degli Hives ancora mai mostrata. Il gruppo si presenta nei video co le maschere antigas in uso tra gli anni 40/60 e quindi difficilmente individuabili, la incredibile “The point Of No Concern” ti cattura con il suo riff ipnotico, ma altrettanto duro. Nel disco non c’è un solo brano che risulti essere un riempitivo, per me questo “Haerdrock” è il disco più imprevedibile e innovativo e non catalogabile in un genere. Da ascoltare assolutamente, bello!
