Per chi non conoscesse questo grande musicista statunitense, l’obbligo di colmare la lacuna è obbligatorio, specialmente se siete amanti di quelle sonorità d’oltreoceano che vanno dall’americana al rock’n’roll per arrivare al folk rock. Tim Easton ha superato la decina di album pubblicati da solista già da qualche tempo, dopo le esperienze con Haynes Boys e Freelan Barons e un curriculum che è “tanta roba” per un genere sempre vivo, alimentato da grandi songwriters come il musicista dell’Ohio. Il nuovo album, ispirato dalla magnifica opera in copertina della sorella Susan e prodotto a Nashville da Kevin Nolan, vede la sezione ritmica, composta da Matt Nolan alla batteria e Tommy Scifres al basso, dare una mano al nostro, in splendida forma e forte di un ottimo lotto di brani. Non ci sono sorprese, l’album racconta di un musicista e cantautore che si muove agilmente in territori folk/rock e americana con una padronanza ed esperienza assolutamente invidiabili. Il blues è sempre vivo nello spartito di brani come “River”, canzone sfumata da colori grigi, ma splendidamente grezza, così come sono perfette le melodie psych country di “Son Of A Tyrant” e quelle più folk di “ Don’t Let You Mind Grow Dark”. “Halleluya” sa tanto di Dylan, per poi tornare su splendide atmosfere folk rock con “HWY.62 Love Song, canzone che chiude un album dove le emozioni si susseguono viaggiando libere sulle strade che portano al rock americano di matrice country/folk. Bellissimo.
