Ottima musica ma informazioni che latitano per Jon Lee Murphy e la sua band, i Jon Lee & The Apparitions. Una manciata di album già pubblicati porta il chitarrista di Savannah a questo nuovo lavoro composto da nove brani che giocano con il roots, il southern, il soul e il blues, non lasciando mai che uno dei generi prenda il sopravvento se non in alcuni casi isolati. L’album parte con “False Freedom”, canzone che porta il roots ad abbracciare il soul e mostra la via che prenderanno gran parte delle canzoni. Il chitarrista della Georgia possiede una voce calda, il suo timbro è l’anima soul del sound del gruppo che si avvale, oltre a Murphy, di John Willis al basso, Jason Gegik alla batteria e al basso e Alec Rodriguez alla batteria. I ritmi delle seguenti “Spiritual” e “Half Of Me” si fanno ancora più caldi, le sfumature soul/blues sono ancora più marcate lasciando l’ascoltatore spiazzato da tanto amore per la musica nera, anche perché, subito dopo, ci si rimettono cappello e cinturone grazie alla southern/roots “Ain’t Nobody Home e alla southern ballad “Where Fear Don’t rule the world”. La title track accomuna le anime che formano il sound del disco, un brano dalle atmosfere desertiche con una prova vocale che esterna la sua vena soul/blues. Un album a cui bisogna dedicare la giusta attenzione ma che non manca di momenti molto interessanti, le ispirazioni possono essere soggettive anche se è indubbio che i generi citati abbiano tutti la loro importanza, promosso.
