8 settembre 1976, esce “Anarchy In The UK”, primo singolo dei Sex Pistols, per convenzione il giorno in cui tutto ha inizio. E invece è la fine!
L’8 settembre del 1976 esce il primo singolo dei Sex Pistols, “Anarchy In The UK”, edito dalla Emi. Per convenzione viene indicato spesso questo come il giorno della nascita del punk. Ma in realtà forse è il giorno in cui il punk comincia a morire. Se avete mai letto “La Banda dei Brocchi” di Jonathan Coe, ambientato nell’Inghilterra di fine anni ‘70, ricorderete la scena in cui il gruppo di Benjamin, impegnato in una lunga suite prog fatta di arpeggi e piatti appena toccati, sbiella all’improvviso: il chitarrista schiaccia il distorsore e parte con un riff di tre accordi e il cantante prende un verso della noiosa suite prog, “le fauci del destino” e comincia a urlarlo ripetutamente e istericamente nel microfono.

Ecco, il punk probabilmente è nato così: non era semplicemente più tempo per semi-accademici della musica e per il loro armamentario di tastiere ed effetti. Non era più il tempo delle sei mogli di Enrico ottavo o delle scale per il paradiso. L’Inghilterra di fine anni ’70 bruciava di malcontento e disoccupazione, l’universo giovanile ribolliva delle incomprensioni con la società adulta che non capiva e non si sforzava di capire. L’esigenza di qualcosa di diverso, di un grido di ribellione, era nell’aria. Era tempo di imbracciare una chitarra anche senza saperla suonare, di fare casino, di vomitare nel microfono tutto il proprio odio e la propria rabbia.
E non era così solo a Londra: in una New York devastata dalla povertà e dalla droga, dove non potevi andare in Central park senza mettere in conto di essere aggredito e rapinato, proprio nella Bowery fra puttane e tossici, nasceva il CBGB’s e sul palco salivano i Ramones, tre accordi e canzoni che parlavano di sniffare colla e picchiarsi in testa con una mazza; a Bologna, dove di lì a poco le barricate degli universitari verranno spazzate via dalle autoblindo dello stato, nasceva il Centro d’urlo metropolitano; perfino nella lontanissima Australia Radio Birdman e Saints (autori probabilmente del primo 45 giri realmente punk, “(I’m) Stranded”) incendiavano la musica e gli animi .
E’ praticamente solo per convenzione che si fissa insomma l’8 settembre del 1976, ma quello è il giorno in cui qualcuno si accorge che quel caos apparente è in realtà una possibile miniera d’oro. Il giorno in cui Malcolm Mc Laren, manager dei Pistols, si rende conto che spingere su quell’acceleratore può fruttare milioni di sterline. Pochi giorni dopo i Sex Pistols scandalizzano la BBC e il paese intero coprendo di insulti l’intervistatore Bill Grundy in prima serata. La Emi straccia il contratto pagando una penale di 50mila sterline; ci riprova la A&M, ma quando vede copertina e titolo del nuovo singolo, “God Save The Queen”, si tira fuori nel giro di due settimane pagando a sua volta 75mila sterline di penale. Il punk insomma, produce soldi anche senza fare niente: Mc Laren cerca apposta sedi per concerti in cui far partire i tumulti, la rissa, in cui magari vedersi annullare la data per paura. Amplifica insomma l’immagine dei brutti, sporchi e cattivi, accompagnandola con abbigliamento e pose adeguate attraverso il negozio suo e di Vivienne Westwood (Sex) che si specializza in abbigliamento punk. Si creano schiere intere di ragazzi che dell’idea nichilista e ribelle del punk non hanno capito nulla, che interpretano quel modo di essere come una divisa identificativa, che incarnano il “no future” senza averlo recepito.

I Pistols continuano a suonare, spesso anche bene, nascono festival punk interi con altre band, per una brevissima stagione sembra esistere davvero un movimento, ma in realtà chi guida sta ancora e solo pensando a fare soldi. Quando Glen Matlock, probabilmente l’unico vero musicista della band, lascia, i Pistols hanno all’attivo solo due singoli. Pubblicheranno “Never Mind The Bollocks”, il loro unico vero disco, a dispetto delle decine di pubblicazioni ufficiali che hanno in catalogo ora e delle centinaia non ufficiali, qualche mese dopo, il 28 ottobre del 1977 e in formazione a quel punto ci sarà Sid Vicious, praticamente incapace di suonare ma perfetto per l’immagine folle e (auto) distruttiva che sta nella mente di Mc Laren. Con Sid sarà una stagione di pochissimi alti e di tantissimi bassi, il suo perdersi nell’abisso della droga accompagnato dalla sua anima nera Nancy Spungen, condurrà rapidamente i Sex Pistols verso la fine. Eppure Mc Laren troverà il modo di tirare fuori anche dal disperato Sid un video storico come quello di My Way e in seguito da spezzoni, prove in studio tra cui alcune veramente patetiche (una “Johnny B Goode” in cui Johnny Rotten non sa neanche le parole) a tirare fuori un disco doppio e un film, “The Great Rock’n’Roll Swindle” (Guarda qui il film in lingua originale, nda), che finalmente scopre il gioco e comunque passa alla storia.

A quel punto i Sex Pistols non ci sono più. Al termine di una tournee americana impostata ancora una volta per cercare lo scontro, negli stati del sud decisamente avversi agli atteggiamenti della band, durante il concerto di San Franciso, a chiusura di una strascicata e cattiva cover di “No Fun”, Johnny Rotten, al secolo John Lydon, l’unico ad aver creduto dall’inizio alla fine al messaggio e non solo all’odore dei soldi, guarda il pubblico e dice “avete mai avuto l’impressione di essere stati fregati?”. E’ il momento in cui il punk muore. Quello che verrà dopo sarà solo revival, autocelebrazione. Il movimento Oi pur sposando una battaglia giovanile e identitaria, ne perderà l’aspetto tumultuoso e disturbante, non lasciando alcun segno. E il pop punk degli anni successivi e di oggi, beh, lasciamo stare dai, conserva giusto le Gibson distorte e i capelli a punta tirati su col gel. La protesta andrà altrove, la musica andrà altrove. Sono in arrivo i grassi anni ’80, l’elettronica, l’edonismo dettato da una stagione di benessere almeno apparente, accompagnato da tutt’altra musica. E questa, come si dice spesso in conclusione, è un’altra storia.
