Circa un anno e mezzo fa, Back In Rock ha inaugurato la rubrica “Vicini ma lontani”, per dare spazio a quei gruppi e a quegli album che per vari motivi, in epoca relativamente recente, sono passati inosservati. Il primo articolo, a firma del sottoscritto, è stato dedicato proprio agli svedesi Dead Kosmonaut che, pur avendo all’attivo un mini e due album eccellenti, non avevano ancora ottenuto le giuste attenzioni (clicca sul link colorato per leggerlo e per le info biografiche). In quell’occasione ho sottolineato di come la band avesse diverso materiale pronto, in attesa di un’etichetta pronto a pubblicarlo. L’onere e l’onore di dare alla luce il nuovo “Retrospectre” è toccato alla norvegese Edge Circle Productions. Quattro membri su cinque della formazione che ha inciso l’album erano già presenti nei lavori precedenti, mentre il neoentrato Peter Hallgren, già con i Sorcerer, va a costituire la coppia di chitarre soliste insieme a Fredrik Folklare, quest’ultimo impegnato anche nelle vesti di produttore. Tutti i componenti hanno partecipato al processo compositivo e questo è curioso, tenuto conto che il progetto nasce come one man band. I brani affrontano tematiche come il tempo e la prospettiva a posteriori, mentre il sound rimane sempre in bilico tra l’hard rock della seconda metà dei seventies e il metal dei primi ‘80, con influenze variegate che ricordano Iron Maiden, primi Judas Priest, Black Sabbath era Dio/Martin, Candlemass, ma anche Demon, Blue Öyster Cult, Thin Lizzy, Savatage,… insomma, tanti rimandi che conducono a un sound personale. Rispetto ai precedenti, si è ulteriormente accentuata la consueta propensione alla forma canzone, pur mantenendo sempre l’indole heavy, mentre è meno marcato il supporto delle tastiere, compensato da un gran lavoro delle due soliste, come evidenzia già il primo brano, nonché singolo apripista dell’album, “Wake of Aquarius”, un compendio del suono Dead Kosmonaut, con la doppia solista di scuola Thin Lizzy e Wishbone Ash, le ritmiche solide col basso di Mattias in evidenza e l’importanza di “Hellbutcher”, fantastico nel gestire linee vocali variegate e sempre all’altezza. Sulla stessa falsariga “Out of the shadows rising”, ammantata di una leggera patina oscura, mentre la parte lirica confluisce in una coralità coinvolgente, “View from the future” placa leggermente gli ardori dei due pezzi precedenti, mentre lascia intravedere spunti in odore di psichedelia che sono ancora più evidenti nell’ottima “Eyes grow old”, in cui le sei corde sono sugli scudi così come l’ugola di Pelle, la cui varietà di intonazioni è sorprendente. Come d’abitudine, nei brani finali l’asticella viene alzata ulteriormente; ecco quindi gli oltre sette minuti di “The battle is over”, caratterizzati da una vena sinfonica che ricorda la band dei fratelli Oliva, la splendida “The lies” che palesa una vena epica più marcata e una struttura compositiva tanto variegata quanto coinvolgente, per finire con la title track, una power ballad che parte introspettiva per poi aprirsi in maniera enfatica e maestosa, dimostrando quanto anche il prog appartenga alla loro cultura musicale. Con “Retrospectre” i Dead Kosmonaut firmano un album di ottimo livello, dimostrando ancora una volta di essere una band trasversale, in grado di suscitare l’attenzione da parte dei metallari duri e puri, ma anche quella degli amanti dell’hard rock dei ‘70 e successivi.

Band:
Pelle “Hellbutcher” Gustafsson – voce
Mattias Reinholdsson – basso
Henrik Johansson – batteria
Fredrik Folklare – chitarra e tastiere
Peter Hallgren – chitarra
Tracce:
- Wake of Aquarius
- Out of the shadow rising
- View from the future
- Eyes grow old
- The battle is over
- The lies
- The retrospectre