Gli Abyssian nascono a Milano nel 2010 per volontà di Roberto Messina, ex membro e fondatore dei Sinoath, fautori di un black doom metal che poi si è orientato verso un sound dark gothic doom. Il nuovo progetto parte da queste ultime coordinate, ma abbraccia un’ambientazione più atlantidea, nel senso che il sound e le tematiche girano intorno a civiltà sommerse, antichi alieni e alla poetica sumera relativa alla creazione del mondo. Inizialmente gli Abyssian agiscono come one-man band, cui, nel 2012, si aggiunge Francesco Di Francisco alla seconda chitarra e al drum-programming. Nel 2014 esce il mini d’esordio in edizione limitata dal titolo “The Realm Of Commorion”, dopo il quale il gruppo imbarca anche Vincenzo Arienti al basso e, poco dopo, il batterista Riccardo Ligresti, anche se, volutamente, rimangono alcune parti di drum machine. La formazione così costituita registra e pubblica il primo album “Nibiruan Chronicles” (2016) che nei nove brani comprende i tre del mini. Successivamente, Riccardo Ligresti viene sostituito da Daniele Ferru e con la nuova line-up pubblicano “Godly” (2021) che si orienta prevalentemente su tematiche mistico-religiose, seppur conservando il legame con civiltà antiche e aliene. Il gothic dark doom della band compie un ulteriore salto qualitativo con l’arrivo di Umberto Vono, dotato di una voce profonda e maestosa, in territori cari a Peter Steele, fenomenale frontman e leader dei Type O Negative, uno dei più grandi gruppi di gothic doom metal di tutti i tempi, cui i nostri si ispirano, così come ai Paradise Lost. Continuità nei temi, ma anche nelle grafiche, proseguendo la scelta di copertine nelle quali dominano il nero e il verde, confermando il riguardo verso la band di “Bloody Kisses” e “October Rust”. Su uno sfondo di note di basso e tappeti tastieristici, si delineano arpeggi tanto delicati, quanto profondi e perfetti per condurre l’ascoltatore in ambienti abissali con lo strumentale iniziale “In my time of Forlorn”. Segue la title track (clicca sul link colorato per vedere il video della prima parte), espressa in tre episodi, rispettivamente di sette, nove e oltre dieci minuti: atmosfere tenebrose, orchestrazioni di tastiere e la voce greve di Vono caratterizzano il primo; nel secondo aumentano le variazioni sonore e i cambi di tempo, con le linee vocali che passano da tonalità profonde ad altre più ariose, senza tralasciare brevi spunti estremi; con il terzo, la struttura del brano si avvicina a un’idea progressive, con un’alternanza tra sfuriate potenti e momenti introspettivi, sorretta da un sinfonismo marcato. Le ambientazioni descritte dalla musica degli Abyssian necessitano di brani lunghi, per cui ancora circa nove minuti per riproporre una rivisitazione di “Back to Tilmun”, brano contenuto nel loro primo album, contraddistinto dalle parti iniziale e finale che giocano su ritmi vorticosi di un metal potentissimo, mentre in quella centrale c’è una costante ricerca di oscurità, attraverso atmosfere intime e fascinose. “Avalon” chiude alla grande con un saliscendi tra potenza e introspezione, in cui la voce palesa ancora profonda espressività, mentre la solista cesella un grande finale. Grande crescita per gli Abyssian e altro colpo della Black Widow Records che, dopo i Sarvaega (clicca sul link colorato per leggerne la recensione), conferma per l’ennesima volta di essere punto di riferimento per il dark sound italiano (e non solo).

Band:
Roberto Messina – chitarra solista e voce
Umberto Vono – voce solista
Francesco De Francisco – chitarra ritmica e tastiere
Vincenzo Arienti – basso
Daniele Ferru – batteria e percussioni
Tracce:
- In my time of Forlorn
- Let me die under the stars I
- Let me die under the stars II
- Let me die under the stars III
- Back to Tilmun + AD2026
- Avalon