Casilina, estrema periferia di Roma. Mi affaccio dal tetto del centro commerciale e scruto l’orizzonte, fra case basse, capannoni industriali e l’inizio della campagna romana. Poi mi volto e vengo investito da una nuvola di fumo. La cucina sforna hamburger e patatine di continuo, l’odore di fritto pervade l’aria e la cappa di caldo è opprimente, nonostante siano le nove di sera. La nuvola piano piano si dipana e, come fosse una mistica apparizione, mi appare Roger Miret, il carismatico leader degli Agnostic Front. Il gruppo hardcore newyorchese stasera suona proprio qui, sul tetto del centro commerciale, nel contesto del Casilino Sky Park, un intelligente progetto di rigenerazione urbana portato avanti dall’associazione Fusolab. Ci sono pure i videogiochi per bambini e dio solo sa come un gruppo di persone riesca a fare un corso di yoga il frastuono dei gruppi hardcore in sottofondo. “Posso fare una foto con te?” chiedo a Roger. Lui accetta volentieri, nonostante sia un po’ nervoso (o forse è semplicemente concentrato) per l’imminente inizio del concerto. Poi sparisce e raggiunge il resto del gruppo. Gli Agnostic Front salgono sul palco a metà serata dopo tre energiche band italiane (Failed, Rainswept e Causeeffect). Suoneranno per un’ora ma ogni minuto conta come quattro. Appena le luci si spengono, le note di “New York New York” di Frank Sinatra ci rimandano alla città natale degli Agnostic Front. Non a quella che conosciamo oggi, fatta di luccicanti grattacieli, ristoranti esclusivi e affitti alle stelle. E’ il Lower East Side popolato di spacciatori, drogati, prostitute, sbandati. E’ il quartiere dove si rischia la vita ogni volta che esci di casa e dove impari l’arte di sopravvivere. Ma è anche il quartiere popolato da artisti, musicisti, sognatori grazie ai suoi bassi affitti e alla sua accoglienza verso tutti. L’hardcore è nato lì (visitate lo storico locale A7, che oggi è diventato uno stiloso bar da città) ed è quello il mondo che rimpiangono gli Agnostic Front. “I Miss The Old New York” è un grido d’amore verso la città che li ha cresciuti, seppur fra mille difficoltà. Roger Miret incalza la gente e li invita a fare il mulinello. Con la classica “Police State” non mancheranno gli insulti all’ex sindaco Rudolph Giuliani, che con la sua politica del pugno duro ripulì la città ma uccise anche parte della sua anima. I grandi classici, come “Eliminator” , “Blind Justice” e “Victim in Pain” ci fanno rivivere i vecchi tempi della Grande Mela.

Quei tempi sono andati ma rimane il senso della comunità, dello stare insieme, del confrontarsi che è il cuore della filosofia hardcore. “Ragazzi, adesso giratevi a destra e date la mano a chi vi sta accanto”, grida a un certo punto Roger. “State più insieme fra di voi e mandate affanculo i social” è l’altra accorata esortazione del cantante. Momenti di grande umanità che fanno di questo concerto ben altro che un semplice spettacolo di intrattenimento. “Way of War” e “My Life My Way” ci portano agli anni Novanta, quando l’hardcore usci dalla sua nicchia e raggiunse un pubblico più vasto grazie alla sua commistione di altri generi, come il thrash metal e financo hip hop. Gli Agnostic Front, assieme ai Biohazard e ai Sick of it All, furono dei maestri in questo. Ne è un esempio più recente “Matter o Life and Death”, pubblicata nel 2025, che vede la presenza dell’ex Run DMC Darryl “DMC” Mc Daniels e che viene riproposta questa sera (senza il rapper, purtroppo). Prima di “For My Family”, Roger chiama tutti a osservare un minuto di silenzio per Lou Koller, il cantante dei Sick of It All scomparso qualche giorno fa per un male incurabile. E’ una grave perdita per la famiglia dell’hardcore newyorchese e l’emozione è visibile sui volti di chi sta sul palco. “Crucified” degli Iron Cross scatena un furioso pogo e non potrebbe essere altrimenti. Come si fa a star fermi con un pezzo così trascinante? E soprattutto come si fa a rimanere impalati se alla chitarra c’è Vinnie Stigma (al secolo, Vincent Capuccio)? Non è solo il chitarrista degli Agnostic Front. E’ uno dei padrini dell’hardcore. Le sue rughe e i suoi tatuaggi ne fanno una scultura vivente, un libro che racconta una vita difficile ma vissuta fino in fondo. Onestà, schiettezza, lealtà sono valori che lo hanno plasmato e sul palco emergono tutti. Per lui il pubblico è una grande famiglia. Da abbracciare. Dovevate vederlo a fine concerto girare con un sorriso beato in mezzo alla gente e farsi strattonare da una parte all’altra dalla gente voleva una foto o semplicemente stringergli la mano….Ma forse siamo andati troppo avanti: mancava il finale. Gli Agnostic Front chiudono con la loto “hit” anni Novanta “Gotta Go” e lasciano Roma con una versione energica di “Blitzkrieg Pop” dei Ramones. Il caldo è ancora opprimente, i corpi sono grondano di sudore e domani si va al lavoro. Ma nessuno si sottrae all’ultimo, furioso pogo della serata.
