Non si sa cosa sia successo ma è qualcosa di bello
E insomma, gli U2 continuano a lavorare al loro album che canta di celebrazione, ma nel frattempo pare si trovino così bene con Jacknife Lee alla produzione, da non riuscire a trattenere la musica che viene fuori. E così, dopo il combattente “Days of Ash” (Leggi qui la recensione, nda), dedicato a Minneapolis e alle guerre e ingiustizie che costellano il mondo oggi, ecco invece un altro EP di sei canzoni dedicato alla fede e alla redenzione. Diciamo pure che un album con una facciata “Fury” (“Days Of Ash”) e una “Faith” (questo “Easter Lily”) sarebbe stato un gran disco e viene quasi il timore che l’Lp prossimo venturo possa non confermare questo nuovo stato di grazia degli U2, da tempo non così focalizzati, e non tutti e quattro, sul risultato sia musicale che concettuale della loro musica. Anche “Easter Lily”, come il precedente EP, è veramente denso di contenuti, novità e sorprese. A cominciare dalla canzone introduttiva, “Song For Hal”, cantata da The Edge come solista, evento abbastanza raro, dedicata a Hal Wilner, musicista e produttore scomparso nei giorni del Covid, spesso collaboratore degli U2 e coinvolto nella realizzazione di alcune della opere che più hanno influenzato la band irlandese.
Il resto del disco: “In A Life” e “Scars”, parlano di amicizia e di cicatrici da non nascondere, ma da mostrare orgogliosamente. La seconda parte dell’EP, con “Resurrection Song” e “Easter Parade”, parla di tornare alla vita e vede particolarmente coinvolto Adam Clayton, che rilascia un’intervista in proposito alla newsletter “Propaganda”, che gli U2 pubblicano ormai da decenni e che in questo caso è interamente dedicata a “Easter Lily”. Mentre gli altri U2 si sono raramente fatti attrarre dalle tentazioni della fama e dell’eccesso, Adam ha attraversato un lungo periodo di alcoolismo e dipendenze, superato con enorme fatica e con il classico percorso delle 12 tappe. Queste canzoni sembrano celebrare il suo ritorno definitivo alla vita. Adam ha anche contribuito insieme a Bono al titolo, “Easter Lily”, che viene dal quadro “Procession With Lilies”, opera del pittore irlandese Louis Le Brocquy, conservato alla National Gallery di Dublino. E’ una delle tele preferite da Bono e rappresenta una processione di ragazze alla prima comunione che portano in mano dei gigli. La sensazione che il dipinto ha offerto a Bono e Adam è quella della comunità e delle esperienze umane condivise e celebrate insieme. I temi appunto trattati in questo EP.
Infine l’ultimo pezzo, “COEXIST (I Will Bless The Lord At All Times?)”, segna un altro importante ritorno, quello di Brian Eno, storico produttore dei migliori album della band, che qui dà vita a un pezzo davvero alternativo nell’andamento, dedicato alla difficile convivenza fra i credo religiosi (la stiamo sperimentando amaramente ormai da diversi anni in tutto il mondo) e basato principalmente sul logo COEXIST, creato dal grafico polacco Piotr Młodożeniec, che unisce una C ispirata alla mezzaluna islamica, una T finale ispirata alla croce cattolica e la X centrale rivista con la stella di David, unendo così in una parola di pace le tre religioni più combattenti della storia umana. Gli U2 e Brian Eno scelgono questa fonte di ispirazione per realizzare una sorta di ninna nanna visionaria dedicata ai genitori di tutti i bambini periti nelle guerre dettate dall’intolleranza e dalla sopraffazione in nome della religione.
C’è tanta ricerca filologica e artistica dietro queste canzoni, come già accaduto per “Days Of Ash”, ma la novità è che c’è anche tanta ricerca musicale e voglia di creare qualcosa di nuovo. Ci sono chitarre molto fresche di The Edge, alcune linee di basso di Clayton, in particolare “Easter Parade”, che non fanno da tappeto ma da guida al pezzo e c’è una voce di Bono che non arriva a strafare ma appare meno stanca e approssimativa che nel recente passato. Lo stesso Larry Mullen, in dubbio nella band per una serie di acciacchi personali, pare aver ritrovato lo smalto in questi due dischi davvero interessanti, se non importanti rispetto al miglior catalogo degli U2. Ragazzi irlandesi, non traditeci e regalateci un album prossimo venturo di uguale valore.
