Messiness: confusione, sporcizia, disordine.

Il progetto musicale della nuova e omonima band con base a Milano ma con origini (almeno per quanto riguarda il frontman, cantante e poli-strumentista Massimiliano Raffa) in quel di Messina.

Dentro un guscio discografico che non sa rinunciare alla moda e alla nostalgia del vinile, senza poter fare a meno all’esigenza dello streaming digitale, è racchiuso un nuovo progetto che non nasconde le fascinazioni per un mondo musicale passato, custodito nel cuore e digerito dentro la propria mente. Ri-vomitato secondo personalissimi gusti in una crisalide apparentemente fragile ed eterea, eppure preziosa, questa coincidenza nominica gruppo-titolo-idea musicale può rivelarsi alle orecchie degli ascoltatori come una farfalla attraente, unica e strabiliante.

Messiness parte con un pezzo ironico ma musicalmente solido, fresco e rinvigorente per le orecchie degli ascoltatori. Come se il rap non fosse mai esistito o magari tentando di rimodellarlo. Almeno nel ritornello. Dopo un’introduzione in cui viene disteso un tappeto sonoro rockeggiante e potente – ne viene proposta una versione alternativa ma credibile. Ma forse è un semplice divertissement. “Feature with a Rapper” è il vagito di un disco che promette parecchio e mantiene più di quanto ci si potrebbe mai aspettare.
Massimiliano Raffa, dopo essersi scrollato di dosso le ceneri dei Johann Sebastian Punk (due album dal respiro internazionale e squisitamente anomali più una manciata di singoli sfacciatamente pop), ritorna a quella che forse è la sua dimensione ideale e tutto sommato naturale, ovvero cantare in lingua inglese. Egli continua a dimostrare una grande flessibilità nella voce, tale da permettersi almeno una dozzina di differenti atteggiamenti timbrici, ben più delle 9 tracce contenute in questo disco uscito sul finire del 2025 (in vinile per StoneFree Records e digitalmente per Tarla Records).
Proprio nello scandire i primi versi della sopracitata canzone il cantante immette un pizzico di sontuosità che ben contrasta con la ricca tessitura strumentale. Poi invece imposta una voce affettata al punto giusto, condita di acuti e gorgheggi, in una sapiente mixture di psichedelia glam con “Previous Life”. In “Fatally” mantiene un’ombra opaca nel tono, per poi esplodere in un ritornello super catchy e deliziosamente pop, quello migliore, sostenuto da chitarre ben equilibrate e mai invasive, con un assolo cristallino degno dei Kinks o degli Who, ma che può far ricordare anche le sonorità dei migliori Style Council.
È un disco sorprendente per la varietà degli strumenti e dei suoni prevalentemente analogici, la proposta di stili differenti che dimostra una sopraffina (di)gestione della storia della musica. Si potrebbe anche fare lo sterile gioco di scovare i riferimenti e i generi: il brit pop o il folk, il rock psichedelico o una pseudo-elettronica con forti contaminazioni orientaleggianti, non prive di fascinazioni mediterranee dal sapore vagamente arabo o spagnoleggiante. Comunque è un dato di fatto che il progetto Messiness si fondi su una feconda commistione di strumenti e fascinazioni musicali, cristallizzata in nove brani per i supporti discografici, in realtà però con un anelito potenzialmente più ampio, come dimostrato nell’esperienza live che i suoi componenti hanno già portato in giro per l’Italia in una manciata di intense gig. 

Oltre alla versatilità delle chitarre (con Raffa se ne occupa Rosario Lo Monaco) e alla solidità della sezione ritmica (Giovanni Calella al basso e Luca Anello alla batteria), sorprende l’utilizzo degli strumenti a fiato in una buona parte delle incisioni, con un riuscito bilanciamento – a livello di missaggio – dentro l’economia sonora dei brani, vero e proprio ingrediente eversivo che spalanca portali verso allucinazioni musicali differenti e impreviste. Una buona lezione appresa probabilmente anche dalle ultime esalazioni discografiche di Bowiana memoria. Alcune tracce sono particolarmente godibili nella loro brevità, e già ampiamente sotto il minuto presentano ritornelli ispirati e mai banali, che farebbero la felicità di qualche gruppo caduto in disgrazia. È il caso della sopracitata “Fatally” e “Doctoral Get-Together”. E poi altri brani virati maggiormente alla sperimentazione, sia essa vagamente disco oppure pop-prog-rock oriented, esaltati anche dall’effettistica e le tastiere super cool di Filippo La Marca. Un fermento emozionale ed una eccitazione compositiva che si placano solo nell’incisione finale, sulle dolci note di “By the Sea”, una nostalgica ballata che sembra il frutto inedito di un Lennon d’archivio.

  1. Feature with a Rapper
  2. Previous Life
  3. Fatally
  4. Cómo Baja, Cómo Sube
  5. Eternity Unbound
  6. Optimised
  7. Doctoral Get-Together
  8. Anaesthetised
  9. By the Sea