L’attività discografica della cantante indie-rock Anna Calvi è stata per un decennio piuttosto intensa: tre album (il primo omonimo, One Breath e Hunter, quest’ultimo declinato in Hunted, una versione rough con duetti), singoli, cover, EP, soundtrack (su tutte quelle per le ultime due stagioni della serie TV Peaky Blinders), partecipazioni e collaborazioni varie. Quindi la sua produttivitá è andata scemando, complice anche la nascita di un figlio.

Lo scorso ottobre rilascia la ballata I See A Darkness, cover di Bonnie Prince Billy col featuring di Perfume Genius. È il preludio ad un nuovo EP “Is This All There Is?”, previsto per il prossimo 20 marzo.

Nella tracklist svetta God’s Lonely Man, un brano nuovo di zecca, in duetto nientemeno che con Iggy Pop. Dopo Brian Eno, David Byrne e Marianne Faithfull, indubbiamente una nuova prestigiosa collaborazione per la cantante inglese (italiana per parte di padre). Iggy è uno degli ultimi, grandi mostri sacri di una scena musicale quasi estinta, che pur talvolta cedendo a qualche compromesso commerciale (vedi la collaborazione con i Maneskin), rimane intoccabile, senza perdere la sacra aurea di titano super punk.

Anna scrive e cucisce la canzone su misura per lui, non si distanzia troppo dalla propria comfort zone compositiva ma allo stesso tempo propone un sound molto vicino a quelle della produzione storica della vecchia Iguana. Sembra di ascoltare una outtake di The Idiot, quasi un ibrido tra Mass Production e The Passenger (tutti capolavori realizzati con la collaborazione di David Bowie nel 1977), in cui vengono però iniettate le potenti sferzate di chitarra elettrica tipiche dell’artista inglese, e se vogliamo fare riferimento alla produzione più recente dell’americano, è impossibile non citare la sua Love Missing del 2019.

Le incisioni vocali di Gods Lonely Man sono state registrate separatamente, in tempi (e sulle sponde di oceani) diversi. Eppure la Domino, etichetta della Calvi, decide di promuovere la traccia con un videoclip ufficiale dove i due artisti interagiscono assieme, filmato a Miami sotto la direzione di Luigi Calabrese e il montaggio di Rianne White.

Il girato si apre con una soggettiva su Iggy: i soliti capelli lunghi e lisci, il solito sguardo fiero e provocatore, la barba ispida, gli occhi socchiusi e dritti in camera, alla quale viene lanciato per finta anche un gancio sinistro, poi un accenno di sorriso, calibratissimo, con l’angolino della bocca. Sempre a petto nudo. Filmato rigorosamente in bianco e nero, il videoclip in meno di tre minuti amplifica il potenziale semantico della canzone stessa, tanto da farci immaginare alcune chiavi di lettura.

L’inedita coppia evita di mimare il cantato e quasi da subito è presentata seduta, uno di fronte all’altra, con Calvi praticamente a cavalcioni del fondatore degli Stooges, con la testa accoccolata su di lui, avvinghiata ai suoi bicipiti ormai flaccidi. Gli si struscia addosso in uno slow motion che enfatizza un gioco di carezze animalesche. Il background è nero come la pece. Gli anni passano e il fisico statuario del rocker, una volta muscoloso e tonico, ha ceduto ora ad un decadimento inesorabile che tuttavia non viene celato, anzi, orgogliosamente esibito e sfacciatamente dato in pasto agli occhi di chi guarda. Dopo cinquant’anni dai tagli delle lamette ad infliggere il proprio corpo sul palco, una nuova audace sfida al suo pubblico? Un rinnovato modo di provocare?

La pelle raggrinzita sul quale indugia l’obiettivo, le profonde rughe che solcano le braccia e le mani, complici i chiaroscuri dei frame, fanno apparire Jimmy Osterberg come una sacra statua lignea di un qualche santo, un vecchio Cristo con le ossa delle clavicole sporgenti e rinsecchite… adagiato su un trono dentro una cappella votiva. Se prima sfidava strafottente gli osservatori, ora ha lo sguardo vitreo e assente, apparentemente inespressivo. Con atteggiamento passivo, rivolge appena la sua attenzione all’accolita adorante, avvolta in una sfacciata camicia di seta e con i capelli biondo platino. Anna gli tiene una mano come si farebbe con un anziano malato, ma poi intreccia le proprie dita con le sue, le avvicina al volto e quasi ti aspetti le baci, invece la sorprendiamo sfregarne le nocche contro il proprio mento, con un atteggiamento esageratamente feticistico e al tempo stesso felino.

Sull’assolo della Fender Telecaster della Calvi, che vediamo muoversi in riprese accelerate e spasmodiche, si alternano immagini di loro ansimanti sulla sedia, spossati dall’amplesso epidermico appena consumato. In vorticose inquadrature che procedono ad un ritmo forsennato lei si contorce a terra, suona e violenta la chitarra, si muove davanti ad un mega schermo industriale con l’effige digitale del proprio amante. È una fantasia semplicemente immaginata? O sta davvero duettando con uno dei padrini del rock? Forse ha appena compiuto un vampiresco rito per succhiarne l’ultima linfa vitale, e tutto passa attraverso questo inno della solitudine, un crudo realismo dell’animo umano. Poi rivolge le braccia e lo sguardo in alto, trionfante, appagata. Un atto di stregoneria riuscita? Mentre la voce in primo piano del crooner galoppa solida sulla batteria tuonante, l’artista indie fraseggia acuti e backing vocals che si mescolano col il riverbero elettrico della propria Fender. Il climax della canzone e del video è attenuato solo da un momento di intimità incredibilmente intenso: due occhi ravvicinatissimi e antistanti, con le ciglia di ciascuno che sbattono le une contro le altre. Ma è solo un istante tra i loro atti selvaggi e spasmodici. Calvi giocherella con una ciocca dei capelli di Pop, tenendola tra i polpastrelli, ritorna ad abbracciarlo seduta e gli sfrega addosso i capelli, appoggiandosi al suo grembo.

Sul finale Iggy torna a guardare in camera, con lo sguardo luciferino e le mani giunte, quasi in segno di preghiera. Forse non è per nulla la vittima della strega di Twickenham, magari è stato lui a vampirizzarne l’energia, il talento e l’esuberanza. Ha riverberato il proprio ego in una collaborazione che forse non lascerà il segno nella storia della musica ma God’s Lonely Man di sicuro si staglia tra le migliori sinergie rock di questo inizio 2026. Il videoclip si chiude sulle sagome scure dei due cantanti, fuse e compenetranti, che sembrano evocare alcune tele del Caravaggio e si stagliano in controluce sullo sfondo di un bianco accecante.

Potete trovare la versione estesa di questo articolo, e molti altri su Anna Calvi, sul sito https://annacalviunofficial.it/