Gli Year Of The Goat vedono la luce intorno al 2006 a Norrköping in Svezia su input di Thomas Sabbathi e Mikael “Pope” Popovic.
Il debutto discografico è datato 2011 con l’ep “Lucem Ferre”, dopodiché pubblicano tre album, “Angels’ Necropolis” (2012), “The Unspeakable” (2015) e “Novis Orbis Terrarum Ordinis” (2019), senza dimenticare un altro ep degno di nota, “The Key And The Gate” (2014).
Vengono annoverati nell’ambito dell’occult rock, soprattutto per la parte testuale, mai banale, mentre musicalmente i riferimenti sono vastissimi e variegati: Blue Öyster Cult, Ghost, The Devil’s Blood, Black Sabbath, Rainbow, Uriah Heep, Iron Maiden, Muse, Abba,…
Il loro sound gioca molto sull’incrocio tra chitarre ispirate e un grande lavoro di tastiere, mellotron e organo, palesando ottimo talento compositivo, ma il pezzo forte è una capacità lirica che si estrinseca in linee vocali splendide e coinvolgenti in ogni situazione, prova delle influenze sopracitate.
Normalmente i temi trattati nei loro lavori si sviluppano sotto forma di concept: “Angels’ Necropolis” rappresenta un’antitesi del “Paradiso Perduto” di John Milton, offrendone un’interpretazione nella quale Lucifero e i suoi angeli escono vincitori e Dio rimane ucciso; “The Unspeakable” esplora il mondo di H.P. Lovecraft; “Novis Orbis Terrarum Ordinis“ è la continuazione del primo e va a scomodare Dante Alighieri e la Divina Commedia, narrando di Gesù che, rimasto senza padre, non sa distinguere tra bene e male, rifiuta un trono inferiore, viene gettato sulla terra in balia dei sette peccati capitali e, infine, prende il suo posto nel nuovo ordine mondiale.
“Trivia Goddess” non è nato con l’idea di un tema dominante e la sua composizione è stata inframezzata dalla realizzazione della colonna sonora del film finlandese “Heavier Trip” uscito nel 2024, per cui i primi brani composti, “Kinf of damnation” e “Mèt agwe”, hanno testi a sé stanti, il primo parla dei leader di una setta e il secondo dell’essere sepolti vivi, ma, nel momento in cui hanno cominciato a lavorare su “Alucarda”, la direzione concettuale si è spostata verso il mondo femminile e l’oppressione delle donne nel corso della storia; religioni, esorcismi, cacce alle streghe,…, in generale le strutture oppressive patriarcali che le privano della libertà e dei diritti.
La grandezza degli Year Of The Goat sta nella capacità di interpretare argomenti oscuri e complessi, introducendoli all’interno di un sound ricco e variegato, senza perdere, nemmeno per un attimo, la ricerca della forma canzone, evidenziando ancora una volta i riferimenti che gli abbiamo attribuito.
Importantissimo, in questo senso, citare la collaborazione in sede di mixaggio con il produttore inglese Tom Dalgety, per il cui curriculum basta cliccare sul nome; qui cito solo alcune band trattate su queste pagine: Green Lung, Creeper, Unto Others e The Cult.
“The power of Eve” è la prova di quanto detto e si presenta come un mid-tempo hard rock su cui emergono linee vocali straordinarie e atmosfere che sanno di Europa dell’est (non remota la possibilità con un Popovic di mezzo), per un brano che lascia il segno.
Il livello di potenza aumenta e “Trivia goddess” ha un’indole heavy che pare un incrocio tra Iron Maiden e Rainbow, i primi per ritmiche e i fraseggi delle sei corde, i secondi per svisate e assolo blackmoriani, in vista del finale che ne estrinseca l’anima occulta.
Spunti doomeggianti caratterizzano la prima parte di “Kiss of a serpent”, per poi esplodere in un’enfasi corale entusiasmante, arricchita da voci femminili e accompagnata da un sinfonismo solenne.
“Mèt agwe” è un brano caleidoscopico che inizia con sembianze da powerballad, prosegue in costante crescendo su tappeti d’organo e cambi di tempo, continuando a esibire linee vocali meravigliose condite da assoli di gran gusto.
In questo coacervo non sorprende l’aura gotica di “The Queen of Zamargad”, dove ancora una coralità mista e fascinosa regala all’ascoltatore sensazioni oscure.
“Alucarda” riduce il voltaggio e manifesta le ambizioni da hit con un refrain e un assolo magistrali,
Nel doom epico e maestoso di “King of damnation” sembra si siano dati appuntamento per una jam Candlemass, Sorcerer e Avatarium, ma con il lirismo degli Year Of The Goat ad apporne il marchio di fabbrica.
“Crescent moon” opta per atmosfere ariose, rese coivolgenti dalle linee vocali e dal gran lavoro di tastiere e chitarra.
Ritmiche tribali e suoni elettroacustici, con l’aggiunta di elementi psichedelici, descrivono l’anima bucolica ed esoterica di “Witch of the woods”, chiudendo un album di altissimo livello che conferma la qualità e la crescita compositiva degli Year Of The Goat.
Speriamo di poterli vedere dal vivo in Italia.

Formazione sull’album:
Thomas Sabbathi – voce e chitarre
Mikael “Pope”Popovic – voce, tastiere, organo, mellotron e chitarre
Jonas Waldhuber Mattsson – chitarre, tastiere e cori
David Olofsson – chitarre
Daniel Melo Ortega – batteria e percussioni
Elin Gårdfalk – voce e cori
Maria Eriksson – voce e cori
Rickard Larsson – basso e cori
Tom Dalgety – percussioni
Formazione attuale:
Thomas Sabbathi – voce e chitarre
Mikael “Pope”Popovic – voce, tastiere, organo, mellotron e chitarre
Jonas Waldhuber Mattsson – chitarre, tastiere e cori
David Olofsson – chitarre
Daniel Melo Ortega – batteria e percussioni
Marko Kardum – basso
Produzione: Year Of The Goat
Mixaggio: Tom Dalgety e Magnus Lindberg
Tracce:
- The power of Eve
- Trivia goddess
- Kiss of a serpent
- Mèt agwe
- The Queen of Zemargad
- Alucarda
- King of damnation
- Crescent moon
- Witch of the woods