Ecco un altro di quei lavori che metterebbero in difficoltà chiunque e non solo il sottoscritto: si tratta di “Liminal Animals”, il nuovo album di una leggenda del black metal quali i norvegesi Ulver.
Dal 1993 (quindi neanche troppo vecchi per considerarli dei padri fondatori della nera fiamma) la band di Garm si è sempre distinta per l’originalità e il coraggio della propria proposta, anche e soprattutto in anni in cui essere “true” era la sola ed unica virtù, almeno per gli ascoltatori del nero metallo.
Nel 1995 esce “Bergtatt” il loro più amato lavoro, un’opera in cinque capitoli che apre le porte ai generi più disparati non solo per il gruppo norvegese, ma per un intero movimento.
Sono passati trent’anni e tredici album e oggi gli Ulver si ripresentano sul mercato con il nuovo “Liminal Animals”, album che conferma l’allontanamento totale da qualsivoglia sonorità metal e la nuova strada intrapresa, quella dell’elettronica accompagnata da una ovvia vena dark rock e ambient e, a tratti, vicina alle colonne sonore di qualche lungometraggio sci-fi d’autore.
La neanche troppo nuova veste dei lupi norvegesi ci consegna una raccolta di brani che variano tra introspettiva dettata dall’atmosfera di molti dei brani ad una più sfacciata e fresca soluzione dark/synthwave, elegante e tirata a lucido ma del tutto lontana dai gusti degli appassionati del solo metal estremo.
I brani, a parte gli undici minuti della conclusiva “Helian”, sono già stati ampiamente ascoltati dai fan, quindi possiamo solo esternare il massimo rispetto per l’arte di questa entità musicale che non smette di sorprendere e regalare musica di livello altissimo; che si tratti di metal o meno è solo un dettaglio.
