Non era previsto in tempi brevi un nuovo album di Marcus King, uno dei più fulgidi talenti della scena blues/country/southern odierna; infatti,

il musicista proveniente dalla Carolina del Sud, dopo i fasti del capolavoro “Young Blood” uscito nel 2022, ha purtroppo dovuto fare i conti con quel cancro mentale che è la depressione, ma grazie a Rick Rubin sembra che, almeno per un po’, sia riuscito ad allontanare i demoni che lo tormentano da tempo.

Il famoso produttore e discografico statunitense è stato importantissimo per la creazione di questo ennesimo capolavoro; sembra infatti che, dopo un concerto, abbia incontrato King chiedendogli di collaborare a un nuovo progetto.

Motivato a dovere e ritrovata serenità e fiducia, Marcus si è buttato a capofitto sul nuovo lavoro, incentrato proprio sulla malattia e per questo ancora più intimo e profondo di quanto non siano mai state le sue produzioni.

Un album terapeutico, quindi, in quanto ogni brano è un viaggio nello stato mentale di King, da sé stesso descritto come unico appiglio di questo tormentato periodo.

La musica è elegante, lontana dal rock chitarristico del precedente album, fragile nel suo andamento che richiama a più riprese il soul, il r&b e il jazz d’autore, lasciando che siano i pensieri trasformati in parole a rendere l’atmosfera più pesante e a tratti attanagliata da un forte senso di disperazione; la voce è personale, sentita e si avvale in alcuni momenti di un falsetto pregno di malinconia.

La title track posta in apertura, il singolo “F*uck My Life Up Again”,  la chitarra pizzicata di “Soul It Screams”, le bellissime e disperate “Save Me” e “Bipolar Love” sono parte di una track list che non lascia dubbi sul valore concettuale e musicale di “Mood Swings”, album che sicuramente troverete nella mia classifica di fine anno, sperando che l’immenso e ancora giovane musicista americano possa trovare pace, soddisfazioni e soprattutto le giuste motivazioni per vincere la propria battaglia.