Nell’underground metal mondiale il doom è come un vecchio gigante risvegliatosi da un sonno millenario che si ritrova circondato da uno stuolo di adepti arrivati da ogni dove per servirlo.

Essi assecondano il vecchio saggio in svariati modi, chi mantenendo un approccio classico, chi cercando di ammaliarlo con melodie gotiche, chi presentandosi al suo cospetto con fare progressivo, chi invece con l’esuberanza estrema e chi lentamente si fa spazio con la forza del suo immenso dolore; tanti modi per interpretare la musica del destino, che fa del doom metal uno dei generi più vari dell’intero panorama rock/metal.

Tale premessa serve per presentare gli Early Moods, band statunitense al secondo full lenght che segue di un paio d’anni l’ottimo esordio omonimo.

Il quintetto losangelino aveva fatto parlare di sé grazie a un doom metal che andava spesso a parare nel sound anni novanta, alternando possenti trame heavy doom ottantiane ad atmosfere riconducibili al suono bagnato di Seattle.

In questo nuovo “A Sinner’s Past”, Oscar Hernandez (chitarra), Chris Flores (batteria), Elix Felciano (basso), Alberto Alcaraz (voce e tastiere) e Eddie Andrade (chitarra), si avvicinano con più convinzione al sound che ha plasmato il genere negli anni ottanta, abbandonando ispirazioni e atmosfere che non sono quelle dei gruppi cardine del genere.

La copertina tanto sa di band freak anni settanta, ma il suono non abbandona per un attimo la potenza heavy doom, in cui le ritmiche sono potentissime e i solos scolpiti nella roccia dell’heavy metal.

“A Sinner’s Past” risulta così un album tradizionale, con tutte le carte in regola per piacere agli appassionati dei suoni classici grazie a un sonwriting di buon livello e a brani coinvolgenti come la title track, “Walpurgis”, il fuzz potentissimo di “The Appariton” e una più costante presenza psichedelica nascosta tra le trame di “Hell’s Odyssey”, per poi regalare una perla heavy metal con la conclusiva “Soul Sorcery”.

Un buon lavoro dove troverete tracce di Trouble, Candlemass e Pentagram, quindi buona parte del meglio che il genere nelle sue connotazioni più classiche possa vantare. Doom On!