I Saxon sono tra quei gruppi musicali che hanno saputo rinnovarsi, reinventarsi e interrogarsi nel corso di carriere pluridecennali. Partiti dalle sonorità enciclopediche della NWOBHM, hanno poi esplorato le derive AOR degli anni ’90, per poi tornare alle radici nella prima parte degli anni 2000. Negli ultimi quindici anni, i nostri hanno sfornato una serie di album che hanno rilanciato un nome importantissimo della nostra cara musica.

Questo nuovo “Hell, Fire And Damnation” è un album completo sotto tutti i punti di vista, perché recupera in maniera bilanciata tutte le influenze che abbiamo appena menzionato e le esprime in modo spontaneo, mostrandoci una band che ama quello che fa e che sa accontentare tutti i fan (vecchi e nuovi) senza cadere nella trappola della “produzione seriale di album”.

L’incipit “The Prophecy”, narrato, con un mix di effetti sonori, narrazioni epiche e il coro della terra d’Albione, fa da apripista e da spiegazione di una copertina tanto d’impatto quanto semplice ed efficace.

La titletrack dell’album scoppia nelle mie orecchie poco dopo: brano orecchiabile (primo singolo estratto dall’album) debitore della scuola britannica degli esordi, con un occhio anche all’evoluzione del metal inglese degli ultimi anni (grazie ai riff sicuramente più cupi in alcuni passaggi).

“Madame Guillotine” ci riporta più verso gli anni ’90 della band, con un midtempo cantabile e gradevole (ma allo stesso tempo dalle note amare). Sicuramente un momento utile a riprendere fiato.

Inattesa pressione dell’acceleratore con “Fire And Steel” dove tutti, e dico, tutti nella band dimostrano di non temere affatto il passare del tempo e di fregarsene allegramente degli ‘anta. Biff Byford continua a rivelarsi una delle voci in cui il passare del tempo ha avuto l’effetto opposto: migliorare la voce e di parecchio. La band ci regala un rallentamento atmosferico dove, vi giuro, mi è scesa una lacrima: che cuore, che classe!

Tutto si tinge di nero con “There’s Something In Roswell”. In una notte stellata a Roswell, un fuoco danza nel cielo, disegnando il preludio di un mistero insondabile. Un disco d’argento giace tra i detriti, testimone silenzioso di un viaggio interstellare. Le autorità parlano di un pallone, ma l’eco delle domande rimane, alimentando le fiamme del dubbio. La verità, nascosta tra le pieghe del tempo, attende pazientemente di essere svelata. Questa è la ballata (non troppo ballata) di Roswell, un inno alla ricerca incessante della verità.

Si cambia la marcia e si riprende a correre con l’uptempo “Kubla Khan And The Merchant Of Venice”. Un mercante di Venezia, rispondendo alla chiamata del Kubla Khan, intraprende un viaggio lungo la Via della Seta. Attraversa imperi e deserti, alla ricerca di una città di fuoco. Nonostante le sfide, persiste, guidato dalla promessa di ricchezze e dalla leggenda che porta il suo nome. Questa è la sua epopea, un canto all’avventura e alla scoperta. I Saxon riescono a trasmettere questa sensazione con una naturalezza disarmante.

I Saxon non si dimenticano che la musica è voce della protesta e della ribellione. “Pirates Of The Airwaves” racconta la storia di un adolescente, avvolto nel mistero delle coperte, che cerca la sua radio preferita tra il fruscio statico. Tutto ciò che vuole è ascoltare i Rolling Stones. I pirati delle onde radio, sfidando la legge e il governo, diffondono la musica nella notte. Nonostante i tentativi di fermarli, la loro ribellione alimentata dalla musica diventa sempre più forte. E i Saxon ce lo raccontano con un inno che sa di NWOBHM fino al midollo!

Con “1066” entriamo nel territorio degli shuffle che fanno scuotere la testa. Biff rivela la sua passione per la storia e ci racconta, insieme ai suoi compagni di band, le imprese dei Sassoni: nell’anno del Signore 1066, il conquistatore William sbarcò in Inghilterra, portando guerra e distruzione. Harold, che aveva sconfitto i vichinghi, dovette affrontare una seconda invasione. Stanchi e provati, i Sassoni si disposero per la battaglia. Ma il destino era segnato: le frecce piovvero, Harold cadde, e i Normanni vinsero.

“The Witches Of Salem” ci regala una canzone tetra e magnifica, un vero e proprio Maelstrom, con qualche accenno al gusto di Mercyful FateKing Diamond. Le streghe urlanti di Salem non ci daranno pace, sanno di averci donato il nuovo capolavoro dei Saxon e continueranno a cercare la loro vendetta senza tregua. Particolarmente interessante l’organo Hammond distorto in chiusura: che sia un voluto omaggio al defunto Jon Lord? Chissà!

“Supercharger” ci accompagna all’uscita di un viaggio di musica heavy metal che consacra ancora una volta i Saxon nel tempio delle leggende. Se questo è il trend che la band intende mantenere per le prossime uscite, non ci resta che attendere con ansia il prossimo lavoro.

Voto: 10

Antonino Sturniolo