Si torna in Francia per parlare di rock, con il secondo album dei Black River Sons, quartetto formato da Emeric (voce, chitarra), Guillaume (chitarra), Frèdèric (basso) e Vincent (batteria).

La band, molto quotata nell’underground transalpino, si diletta esprimendosi con southern rock, potente e groovy quanto basta per piacere anche a palati inclini a suoni più ruvidi e metallici; infatti, il loro sound è una buona via di mezzo tra il southern metal moderno ed il rock classico di matrice statunitense.

Le influenze spaziano dunque tra band tradizionali e giovani eroi del nuovo millennio;

“Skins” è composto da dieci canzoni che non variano più di tanto l’input musicale fornito dalla title track che apre l’album e che traccia inesorabile la linea guida di brani comunque piacevoli e di buon impatto come “Out Of Range”, “Spit Me Out” o “Don’t Tell It Twice”.

Black Label Society e ultimi Lynyrd Skynyrd sono alcune delle ispirazioni che si colgono nell’ascolto dell’album, ma non mancano da parte dei Black River Sons accenni al Post Grunge di fine anni novanta e il tutto rende “Skins” un album consigliato agli amanti del suono americano di quel periodo.