In questi tempi di frenesie e pruriti musicali che iniziano e finiscono con la velocità di un lampo e di tanti, troppi, saccenti predicatori social, ecco che riescono ancora ad arrivare a noi opere d’arte che non avrebbero neppure bisogno di essere spiegate, semmai solo portate alla conoscenza di chi ama l’arte nelle sue fome più emozionali.

La musica in questo sa ancora sorprenderci, fortunatamente fa spallucce a chi la vuole per forza imprigionare in superficiali giudizi e generi e ci regala meravigliose creature come “Opium”, nuovo album dei Secret Sky.

Dietro al moniker si nascondono due membri del gruppo di Loreena McKennitt: il chitarrista e produttore Brian Hughes e la violencellista e cantante Caroline Lavelle, aiutati per l’occasione da un buon numero di ospiti.

Il primo album omonimo del 2006 aveva già regalato agli ascoltatori grande musica, ma su questa nuova opera il duo ha alzato ancora più in alto l’asticella.

Si parte per questo viaggio nel rock di classe con la title track in cui la voce della Lavelle spicca sinuosa, tra le trame Folk Progressive di brani che si arricchiscono di passaggi esotici e mediorientali, in un susseguirsi di saliscendi emozionali di categoria superiore; le note scorrono avvolgenti e incantevoli, impreziosite dalla lira del maestro Sokratis Sinopoulos che accompagna la chitarra di Brian Hughes.

Mentre si succedono splendide canzoni come la meravigliosa “Ocean Of Souls”, l’esotica “Alchemy”, l’etno Pop/Folk/Rock di “Fear A Bhata” o l’evocativa ed epica “Ariadne’s Thread”, cresce forte la sensazione di essere al cospetto di un imperdibile capolavoro senza tempo, che imbavaglia in un solo contenitore pop, folk, country e bagliori di musica etnica.