Non c’è dubbio che i DGM siano una band di grande calibro, e il loro nuovo album “Life” ne è la perfetta rappresentazione.

Con questo lavoro, i DGM non si inseriscono affatto nel preconcetto comune di progressive metal, vale a dire quelle derive piene di tecnicismi che spesso distraggono l’ascoltatore, sia esso esperto o meno.

La copertina dell’album è semplice e diretta. Raffigura un lucchetto arrugginito da cui spunta un germoglio fiorito e una chiave, poco più in basso, consumata dall’ossido. Questa immagine sembra voler rappresentare la forza inarrestabile della natura e della vita, che mette sempre e comunque ciò che l’uomo crea un gradino sotto. Una scelta eccellente!

L’opener “Unravel The Sorrow” dà il via all’album iniettando una generosa dose di speranza. Convoglia un messaggio di conforto e sostegno reciproco, promettendo la liberazione dal dolore e dalle difficoltà, tutto accompagnato da un ritornello melodico e una trama strumentale ben costruita.

La quiete suscitata da questo primo episodio è destinata a durare poco, perché con la solida “To The Core”, attraverso le note di un organo Hammond infuocato ma elegante e le taglienti chitarre soliste di Simone Mularoni, i DGM ci fanno domandare se esista qualcosa di più nella vita come la conosciamo, invitandoci nel contempo a uscire dalla gabbia che ci costruiamo.

La grinta aumenta ancora con “The Calling”. Qui emerge uno sguardo (molto gradito) verso soluzioni compositive che ricordano i Porcupine Tree e i Tool, senza però perdere di vista la propria identità artistica ed espressiva. Ancora una volta, sarà un ritornello ricco di melodia e di cori a esprimere un profondo senso di lotta interiore, ma anche una speranza costante e tangibile nella capacità del tempo di portare guarigione e redenzione.

Una menzione d’onore va alla splendida composizione strumentale “Eve”, in cui la maestria e il gusto di Simone Mularoni emergono in modo tangibile.

L’album in generale gode di una produzione eccellente, in cui tutti gli strumenti sono equamente distribuiti nell’ascolto. Come ci si può aspettare dalla band, dal punto di vista esecutivo c’è solo da imparare. Ogni scelta artistica e strumentale è frutto di un lavoro meticoloso (e si vede!) e contribuisce a rendere il lavoro molto apprezzabile.

Siamo di fronte a un album davvero ottimo, curato nei minimi dettagli, che dovrebbe far parte di diritto dei vostri ascolti quotidiani.

Voto: 8/10