Una delle uscite più importanti di questa seconda metà dell’anno in ambito Hard Rock è sicuramente “Screamin’ At The Sky”, l’ottavo album dei rockers statunitensi Black Stone Cherry.

La band proveniente dal Kentucky, infatti, si è ormai costruita un notevole seguito, grazie ad un’escalation di successi commerciali e una lenta e camaleontica metamorfosi che l’ha portata fino al sound odierno.

Ma andiamo con ordine: il quartetto fondato nel 2001 dal batterista John Fred e dal chitarrista e cantante Chris Robertson esordiva quattro anni dopo con il debutto omonimo riscuotendo subito un buon successo, grazie a un sound sudista aggressivo e dall’appeal perfetto per piacere sia agli amanti del genere che a quelli del rock duro.

“Folklore And Superstition”, licenziato un paio di anni dopo, non solo confermava la bravura del quartetto, ma si posizionava alla pari nella classifica degli album più riusciti del gruppo con il capolavoro “Family Tree”, pubblicato nel 2018, album che consacrava definitivamente i Black Stone Cherry al successo grazie ad una formula che cominciava a mutare, dopo altri tre buoni lavori (Between The Devil & The Deep Blue Sea, Magic Mountain e Kentucky) usciti tra il 2011 e il 2016.

I Black Stone Cherry, i nuovi idoli dell’hard rock moderno, ma classico!!

Con il precedente “The Human Condition” e soprattutto con questo nuovo album, la band completa la propria evoluzione, lasciando al Southern le briciole e andando ad attaccare gli spazi (come si dice in gergo calcistico) là dove regna l’hard rock di scuola Alter Bridge, la realtà che più si avvicina al credo odierno dei musicisti americani.

“Screamin’ At The Sky” è un bel disco, con un lavoro mostruoso a livello di produzione, studiato alla perfezione dal gruppo e con una tracklist spettacolare che riesce ad incollare l’ascoltatore alle cuffie, grazie ad una energia mai così esplosiva e all’innata predisposizione per la melodia vincente.

Chris Robertson, Ben Wells, Steve Jewell e John Fred Young, hanno regalato un ottimo lavoro ai fans dell’hard rock moderno, andando a contendere decisamente lo scettro di sovrani dell’hard rock moderno alla band di Myles Kennedy.