Gli Wytch Hazel si formano nel 2011 a Morecambe nel Lancashire, nord-ovest dell’Inghilterra, e il loro suono risente molto degli ambienti rurali da cui provengono.

Il nuovo “V: Lamentations” è il quinto capitolo di una serie di album iniziata nel 2016 con “Prelude” e poi proseguita con “II: Sojourn” (2018), “III: Pentecost” (2020) e “IV: Sacrament” (2023), oltre a una manciata di singoli (in alcuni casi “split”), il primo dei quali, “The Truth” è del 2012.

Guardando i titoli, non c’è da stupirsi che qualcuno li inserisca nel novero delle band cristiane, ma, in realtà, la vocazione è decisamente più spirituale che religiosa e anche i testi di questo nuovo lavoro sono introspettivi e ruotano molto intorno alla sfera personale di Colin Hendra, chirarrista e cantante, nonché principale autore di tutti i brani.

Dal punto di vista del sound, i riferimenti più immediati sono quelli di Thin Lizzy e Wishbone Ash, per via del lavoro con le due soliste e della vena melodica, ma aggiungerei anche Blue Öyster Cult, oltre che Iron Maiden e Warlord nelle parti più heavy.

A tutti gli effetti sono una band hard rock, solo in alcuni momenti rasentano il metal a cui vengono accostati soprattutto per la grafica delle copertine e per le atmosfere epiche che li contraddistinguono.

Ecco quindi una raccolta di brani che arrivano ed emozionano.

Si parte col dinamismo garantito da “I Lament”, in cui le liriche peculiari della band si esprimono coralmente.

Con “Run the race” le ritmiche rallentano lievemente, mentre resta inalterato il fascino delle melodie vocali e aumenta l’aura solenne.

The citadel” è brano che punta dritto al cuore, con le sue armonie irresistibili che inducono a sognare.

I decibel hanno un’impennata con “Elements”, senza minare assolutamente l’imprinting della musica senza tempo degli Wytch Hazel, dove ancora le chitarre offrono una prestazione solistica eccellente.

In “The demon within”, suoni elettrici e acustici si mischiano, mentre la voce di Colin dipinge immagini di bellezza antica.

Il mid tempo “Racing forwards” continua a sciorinare giri di chitarra e assoli perfetti, oltre a liriche evocative.

“Elixir” è un breve strumentale che porta direttamente alla corte del re e anticipa “Woven”, una cavalcata cara alla Vergine di Ferro che non altera minimamente la magia dettata dalle parti melodiche.

Con le sue atmosfere bucoliche, “Heavy load” rasenta i canoni della ballad, con un crescendo finale ad accompagnare uno splendido coro.

I quasi sette minuti di “Healing power” hanno il compito di chiudere un grande album attraverso cambi di tempo, alternanza tra momenti acustici ed elettrici e melodie favolose, il tutto a svelare anche una recondita vena progressiva.

Ancora un grande lavoro per gli Wytch Hazel che con la loro classe vanno a tenere in alto la bandiera del cult rock inglese, insieme a Green Lung, Pagan Altar, Sergeant Thunderhoof e Phantom Spell… tutte band che hanno trovato spazio su Back In Rock.

Band:

Colin Hendra – chitarra e voce

Alex Haslam – chitarra

Andy Shackleton – basso

Aaron Hay – batteria

Tracklist:

  1. I lament
  2. Run the race
  3. The citadel
  4. Elements
  5. The demon within
  6. Racing forwards
  7. Elixir
  8. Woven
  9. Heavy load
  10. Healing power