Hanno un non so che di magico i Widowspeak, duo proveniente dalla grande mela formato da Molly Hamilton (voce) e Robert Earl Thomas (chitarra) e completato da Willy Muse al basso, John Andrews ai tasti d’avorio e Noah Bond alle pelli. Arrivata al traguardo del settimo album la band continua il suo percorso musicale nel rock classico, raffinato, mai troppo sofisticato e pregno di quelle ispirazioni che ne fanno una gioia per i padiglioni auricolari di chi ama un certo tipo di rock. Al netto della voce a volte un po’ troppo delicata della Hamilton (ma ormai considerata il marchio di fabbrica del gruppo) il sound dei nostri gira intorno al classic rock, non fa troppe fermate ma si aggrappa ai vari riferimenti storici che sono una garanzia di qualità. Il singolo “If You Change” riassume perfettamente quello che i Widowspeak intendono per rock. Un riff di scuola R.E.M. su una base che oscilla tra indie/pop e classic rock, ripetuto per almeno tre quarti dell’album, ora affiancato da sfumature psych, ora più orientato ad atmosfere folk, specialmente quando l’energia si spegne e la chitarra disegna accordi acustici. L’album che rientra in quella sfera di ascolti dove musica e magia sono divise da una linea sottilissima lascia che l’ascoltatore entri nel suo mondo con la delicata eleganza che ne conviene, mai troppo energico, ma assolutamente godibile, “Roses” è consigliato ai palati più fini del classic rock (dalle sfumature Indie) del nuovo millennio.