Sono al centro dell’attenzione in questi giorni le manifestazioni contro il caro-vita, che forse per la prima volta da molto tempo non coinvolgono tanto (o non solo) lavoratori sindacalizzati, ma soprattutto ragazzi, giovani, studenti. È una novità: una volta gli studenti protestavano per motivi politici, contro la guerra, per il diritto allo studio, per una scuola più libera e aperta, ma un’idea di futuro ce l’avevano. E adesso non c’è più. Sembra di tornare alla generazione della bomba, ai ragazzi degli anni ’70, quelli che hanno vissuto la parte più drammatica della guerra fredda, che avevano fissa in testa l’idea che tutto sarebbe finito nell’olocausto nucleare e che sul domani non investivano più nulla. Il “no future” dei Sex Pistols, il nichilismo, l’idea di fare qualunque cosa tanto non ci sarebbero state conseguenze, stava tutta lì. Oggi non c’è neanche quello, la voglia di sfasciare tutto è rimasta circoscritta a uno sparuto gruppo di ragazzi in nero su cui la politica ha dirottato tutta l’attenzione. Migliaia di altri stavano nelle piazze a gridare che un futuro non c’è perché quelli nel palazzo glielo hanno rubato. Dagli schermi dei computer, dai divani, dalle aule del parlamento, giudizi sprezzanti: giovani fannulloni, scioperano per non studiare, ai miei tempi ci si rimboccava le maniche e così via… Per chiedersi cosa provano e cosa pensano veramente questi ragazzi, i nostri figli, i nostri nipoti, il nostro futuro, un modo, ho pensato, c’è: la musica, le parole che cantano. Non fermatevi ai vari Marracash, Willie Peyote e gli altri (t)rapper che si sono detti a fianco del movimento e sono stati subito rimbrottati per la loro condizione di ricchi (come se chi ce l’ha fatta non potesse più parlare della povertà che ha vissuto), perché il succo non è lì, in quelli che riempiono stadi o palazzetti. C’è un universo di gruppi di una generazione tutta diversa dalla nostra che ancora suona, di fronte a centinaia di persone anziché decine di migliaia, in locali, bar, centri sociali, magari pure sale parrocchiali invece che nelle grandi arene e le parole da ascoltare stanno lì. Sono le stesse che dicono e pensano quelli in platea davanti a loro. Paradossalmente, dopo anni in cui i giovani non sentivano neanche più il bisogno di suonare e cantare in pubblico, ora cresce un discreto movimento indie giovane, perché di cose da dire finalmente ce ne sono, e tante. Sono gruppi strani, poco appariscenti, poco pretenziosi, con nomi spesso non accattivanti (Quercia, Gomma, Tonno) come se non fosse importante chi canta ma quello che dice.

E allora, le volete ascoltare e magari leggere un po’ di queste parole che raccontano il malessere, il niente, il vuoto e la mancanza di futuro dei venti-trentenni? Io ne ho raccolte un po’ per voi: non pretendo di indagare l’intero universo musicale di due o tre generazioni successivo alla mia, per carità. E penso (e spero) che questo mio pezzo venga allegramente preso per il culo da quegli stessi ragazzi che sto scomodando per la mia analisi da vecchio. Ma comunque io ho trovato parole belle e profonde, per quanto disperate, concetti su cui davvero si dovrebbe riflettere senza liquidarli con superbia.
Parole appoggiate su una musica elettrica, spesso isterica e feroce, a volte eterea e quasi rassegnata: emo, noise, post-punk, a volte con incipit arpeggiati e tranquilli pronti a esplodere in rabbia. Verdena e Afterhours fra le influenze più evidenti, insieme a tutto il rock indipendente anni ’90. Suoni moderni e strutture spesso lontane dallo schema strofa-ritornello.

Ma comunque ecco qualche parola di smarrimento e disperazione.
“Nessuno ci insegna a non affogare
ci tengono solamente
un po’ distanti dal mare
per non farci affogare
ma prima o poi
sempre troppo spesso
succede il contrario
anneghiamo in silenzio…”
(Quercia, gruppo sardo attivo dal 2016)
“E se ci fossimo sbagliati
e se era tempo di cambiare
e se non c’era niente ma proprio niente da capire”
(Elephant Brain , perugini, in giro dal 2015)
“Tuo padre di te non ha capito niente
e poi si chiede perché sei così distante
non ci sentiamo a casa da nessuna parte
le manifestazioni non servono a niente”
(Santantango, cremonesi, primo disco nel 2025)

Nessuna direzione, una vita senza un obiettivo: studio, lavoro precario, l’idea di non avere mai la possibilità di permettersi qualcosa di più dell’oggi, l’idea di non avere un domani.
“E’ tutto ok
basta che oggi ti presenti al lavoro
che fra poco ce ne andiamo al mare
a maledire gli sbarchi e gli spacciatori”
(Discomostro, milanesi, attivi dal 2018)
“Che si fotta l’opinione dominante
i protocolli e il sentiero seminato
e stai saldo contro l’incerto
chiudi i conti con la vita…
Ti chiedi mai qual è la vera direzione?”
(Osaka Flu, di Arezzo, dal 2010)
E in ogni caso, soli, consapevoli di esserlo e di non avere nessuna ancora a cui aggrapparsi. Il che ti rende capace di cavartela da solo. Ma solo per oggi, domani chissà.
È inutile che ti dica
domani andrà meglio
sarà soltanto un giorno
nuovo al tuo risveglio
come se fosse il giorno
prima della fine
come se non potessimo
tornare indietro”
(And so your life is ruined, da Rimini 2014)
“Amico mio già lo so
che se cado non tornerà nessuno
mi prenderò per mano da solo
e guarirò lo stesso”
(Gomma, di Caserta, dal 2016)
Cosa resta? Amici, uscite serali, l’aperitivo, il divertimento che ti fa dimenticare per un po’ il niente che ti aspetta. Ma anche il divertimento a volte è amaro.
“Io, io non sono coerente
io, io non mi reputo importante
io, io non ci capisco niente
io non so cosa dire
mi voglio solo divertire”
(pezzo celebre dei Management del dolore post operatorio, Lanciano, dal 2010)

E rivolgersi a Dio? Eccolo qua, Dio e quello che questi ragazzi pensano possa fare per loro.
“Dove mi aggrappo
per non annegare nella terra?
Con che cazzata mi devo
distrarre dalla tua assenza?
Ti prego dimmi qualcosa”
(Post Nebbia, da Padova , primo disco 2018)
C’è altro? Ma certo, cantano di tante cose, questo è solo un volo esplorativo. C’è anche l’amore: dimenticatevi le rime con cuore, sono amori strambi, sbilenchi, più che altro condivisioni di momenti e paure. Unire le forze per affrontare la vita anche domani.
I Gomma sono di Caserta, erano già attivi durante il Covid, la prima tranvata che ha bloccato i sogni di questi ragazzi: “La consapevolezza che ci siano state delle fasi in cui si poteva cambiare la rotta e non si è fatto, e che a risentirne saranno i nostri figli e nipoti, le generazioni future, fa incazzare”.
“Il problema è che a guidare la politica è l’economia, ma a guidare quest’ultima è la tecnica, e non è ancora stato introiettato in maniera condivisa il concetto che lo sviluppo in senso tecnico non corrisponde necessariamente al progresso dell’umanità”.
Discomostro: “Mi sono sempre sentito un outsider, e sinceramente mi trovo a mio agio in questo ruolo perché mi rappresenta a pieno. Però credo che la musica in generale, e in particolar modo il punk abbiano la capacità di tirare fuori da noi energie che in altri modi non riuscirebbero mai ad uscire”.
Management del Dolore Post-Operatorio: “La vita è bella e brutta allo stesso tempo, dobbiamo lavorare sodo per goderci ogni piccolo pezzetto di felicità, e accettare anche il dolore perché c’è, è un dato di fatto. Non bisogna per forza cambiare il mondo, ma cambiarlo per un attimo, per quell’attimo. E poi tutto come prima, forse”.
Santanango: “Gioventù, amore e rabbia” parla di un ragazzo schiacciato dalla società che alla fine decide di arrendersi e togliersi la vita: a volte l’eccessiva drammaticità, sia nel testo che nella musica, va a smorzare la potenza che può avere un messaggio, mentre parlarne con relativa leggerezza e ironia può renderlo più pungente”.
Osaka Flu (un po’ più anziani del resto del lotto, ma in linea musicalmente e idealmente): “Oggi si punta tutto sul PIL ma i fiumi sono inquinati, il benessere delle persone com’è? Abbiamo voluto affrontare questo argomento, si lavora troppo, viviamo in un mondo in cui più si progredisce a livello produttivo e più si sta male, e le risorse non sono infinite”.
Ecco, queste sono le parole, cantate o raccontate, che ascoltano i nostri ragazzi, quelli che stanno nelle piazze in questi giorni. E che non capiamo, non li capiremo neanche ascoltando questi dischi, perché magari intanto loro sono già passati oltre. Non li raggiungeremo mai. Ma possiamo almeno avvicinarci.
Non abbiate paura, perché, dimenticavo di dirvelo, molti di questi dischi sono bellissimi. Con le copertine ve ne consiglio qualcuno. Meritano un ascolto, qualunque sia la vostra idea della Generazione Z.

I principali festival e appuntamenti musicali e culturali dedicati alla Generazione Z in Italia per il 2026 includono:
• Next Generation Fest: Svolto il 10 ottobre 2026 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino a Firenze, è il più grande evento italiano dedicato alla Gen Z e Gen Alfa con talk, performance e ospiti del mondo dello spettacolo e della musica (promosso da Giovanisì – Regione Toscana).
• SEGNI New Generations Festival: In programma dal 12 al 22 novembre 2026 a Mantova (e nei comuni di Suzzara e Castellucchio), con la XXI edizione curata anche da un gruppo di giovani della Gen Z SEGNI 2026.
• Generation Young Festival: Tenutosi a Monfalcone (Piazza della Repubblica) il 22-23 agosto 2026, con musica live, area gaming e dj set (tra cui Anna Pepe e John DJ).
• Festival delle Giovani Generazioni: Ospitato a Rimini dall’8 al 10 ottobre 2026 con laboratori, incontri e spazi creativi per i più giovani.
• Fulmini & Gen Z: Festival gratuito a Milano (presso La Redazione Milano – Scomodo) dedicato alla nuova musica emergente e ai workshop.
• Festa Gen Z / Collisioni Circus: Eventi tematici come quello ad Alba con Villabanks dedicati ai tormentoni e alla musica dal 2010 al 2020.
Dal web:
La Generazione Z (o Gen Z, chiamata anche Zoomers o Centennials) è la coorte demografica che succede ai Millennial e precede la Generazione Alfa.
• Periodo principale: Nati tra il 1997 e il 2012.
• Alcune classificazioni fanno partire il periodo dal 1995 o 1996. I nati a cavallo tra i Millennial e la Gen Z (circa 1996-1997) vengono a volte definiti Zillennials.
Caratteristiche principali
• Nativi digitali: È la prima generazione a essere cresciuta con internet, smartphone e social media (come TikTok, Instagram e YouTube) integrati fin dalla prima infanzia.
• Contesto storico e sociale: Si sono formati durante periodi di “policrisi”, tra cui la pandemia di COVID-19 (con la didattica a distanza), le tensioni geopolitiche, l’inflazione e l’emergenza climatica.
• Valori e attenzione al benessere: Mostrano una maggiore apertura verso i temi della salute mentale, l’inclusività e la fluidità di genere (LGBTQIA+), e ricercano fortemente un equilibrio tra vita privata e lavoro (work-life balance).
• Attivismo: Sono molto sensibili all’attivismo sociale e ambientale (ad esempio Fridays for Future), anche se spesso affrontano sfide legate all’incertezza lavorativa e al caro vita.
• Dati in Italia: Nel contesto italiano, i membri della Gen Z rappresentano circa 8,5–9 milioni di giovani.