Pubblicato un paio di mesi fa circa, il dodicesimo album dei veterani del thrash metal arriva a dieci anni di distanza da “For All Kings” e in mantiene fede all’idea originale, consacrata ad un suono aggressivo, compattato sempre da indovinate linee vocali. Non è offensivo dire che nulla è cambiato nel tempo, perché il quintetto del chitarrista Scott Ian, unico componete fondatore ancora presente (anche se il batterista Charlie Benante è arrivato in tempo per l’album di debutto del 1984), se escludiamo la fertile parentesi con il cantante John Bush, si è sempre speso per un metal aggressivo, compatto, fatto di riff e ritmiche aggressive. E se in passato si era concesso a splendide divagazioni crossover con inserti funky e rap, dalla reunion del 2010 con il reintegrato Joey Belladonna alla voce, la band ha scelto la coerenza, intuendo che al pubblico storico poco importava e importa della ricerca sonora. Ora gli Anthrax sono una macchina da guerra fedele a sé stessa, alla costante ricerca di riff bellicosi, dove piazzare melodie vocali imperiose per poi abbandonarsi alla velocità, con le basi ritmiche tempestate di assoli di chitarra.  I pezzi che celebrano la storia del gruppo sono “The Edge Of Perfection” dipanata in sette minuti di passaggi intricati, “It’s For The Kids” “My Victory” e direi anche “The Long Goodbye”, anche se il mio preferito è “Everybody’s Got A Plan”, Anthrax al cento per cento, con una melodia originale per lo stile della band, che se la gioca con “Watch It Go”, un’autentica mazzata nello stomaco. Ho letto in giro che “Infectious” e “T.O.M.B.” vengono considerati brani che tradiscono lo spirito originale della band, perché inseriscono passaggi più moderni. Buoni motivi per amarli. Disco bello che non deluderà i fan della band.