Dopo “A Dark Poem part 1: The Shores Of The Melancholia” e “A Dark Poem, Part II: Sanguis”, le prime due parti dell’ambiziosa trilogia ispirata a Rimbaud e alla sua ode all’Ophelia di Shakespeare (clicca sui link colorati per leggerne le nostre recensioni e le informazioni biografiche sulla band), i norvegesi Green Carnation, come annunciato, pubblicano il terzo e conclusivo capitolo, “A Dark Poem, Part III: The Messiah Complex”. L’idea di fondo era che ogni parte potesse reggersi autonomamente, ma questo terzo episodio riesce ad unire tutto in un insieme organico. Nella prima parte il gruppo salpa da un luogo familiare di malinconia, mentre nella seconda lotta per non farsi travolgere dalla tempesta che infuria nelle loro menti, andando a toccare la sfera personale di Stein Roger Sordal, bassista e principale compositore. I temi trattati in questo terzo capitolo sono l’ansia collettiva derivante dalla preponderanza della tecnologia, i leader assatanati alla ricerca di sempre maggior potere e le divisioni sociali, tutti argomenti intuibili anche sotto la superficie dei due precedenti. Ci troviamo di fronte a quattro brani che fanno emergere al cento per cento l’anima progressiva dei Green Carnation. Sulle note del basso cominciano a distendersi le atmosfere melanconiche e cadenzate di “Unconditional artificial chemistry”, via via sempre più avvolte da coltri sinfoniche ricche di pathos arcano. Arpeggi acustici introducono le splendide linee vocali di “The Messiah complex”, accompagnate dalle orchestrazioni del mellotron e dai suoni liquidi del synth, con un crescendo progressivo che arriva a toccare picchi sonori prima di sfumare verso l’infinito. La frattura sociale di cui sopra diventa insanabile in “Broken souls, common enemies”, brano variegato e contraddistinto da continui cambi di tempo, dove ancora le liriche sono ispirate, mentre un organo impazzito avvia un’esplosione di potenza cui seguono fraseggi sinfonici e interventi della solista meravigliosi, senza contare la solita presenza del flauto di Ingrid Ose. Ma un’opera ambiziosa come questa ha necessità di un finale epico e i Green Carnation sorprendono con “A Dark Poem – Orchestral suite”, sedici minuti in cui la band, accompagnata dalla Kristiansand Symphony Orchestra e dall’Opera Choir, si addentra mirabilmente nei territori della musica classica più cupa e solenne. “A Dark Poem”, nella sua interezza, è un’opera maestosa e impegnativa che richiede più di un ascolto per coglierne i tanti dettagli, portando la band ai livelli del suo capolavoro “Light Of Day, Day Of Darkness”, nella speranza di poterla vedere eseguita dal vivo. Oggi la via del prog metal passa dalle note dei Green Carnation.

Formazione in studio:
Kjetil Nordhus – voce
Stein Roger Sordal – basso, chitarre e tastiere
Bjørn Harstad – chitarra solista ed effetti
Endre Kirkesola – tastiere
Jonathan Alejandro Perez – batteria
Ospiti:
Ingrid Ose – flauto su 3
Kristiansand Symphony Orchestra and Opera Choir – parti orchestrali su 4
Formazione dal vivo:
Kjetil Nordhus – voce
Stein Roger Sordal – basso
Bjørn Harstad – chitarre
Tchort – chitarre
Trond Breen – chitarre
Endre Kirkesola – tastiere
Jonathan Alejandro Perez – batteria
Tracce:
- Unconditional artificial chemistry
- The Messiah complex
- Broken souls, common enemies
- A dark poem – Orchestral suite