Dalle viscere degli immensi territori canadesi, ecco spuntare una band per la quale il termine underground è assolutamente appropriato: Fangus.
Provengono da Montreal e si sono formati nel 2022. Nel 2024 vede la luce “Meet The Reaper”, primo album edito solamente in audiocassetta, rappresentativo di un gruppo che sembra fuoriuscito direttamente da una macchina del tempo impostata sulla prima metà degli anni ‘70.
Il genere in cui si possono inquadrare è sicuramente l’hard rock, arricchito in determinati frangenti da afflati prog, psych e proto metal. I protagonisti indiscussi del loro sound sono l’approccio potentissimo, teso a non fare prigionieri, e un organo che svalvola costantemente e si ritaglia un ruolo da assoluto protagonista, peraltro, senza inibire la sezione ritmica arrembante e soffocare le parti di chitarra che sanno ritagliarsi i loro spazi.
Se devo citare dei riferimenti, posso scomodare i Blue Cheer e i Bloodrock più ruvidi, gli Atomic Rooster, il lato heavy di Deep Purple e Uriah Heep e, nei rari momenti di quiete (se così si può dire), i grandissimi Bigelf, favolosa band statunitense che tra il 1996 e il 2014 ha pubblicato quattro album e diversi mini di livello eccellente, proponendo un mix tra il doom dei Black Sabbath, l’hard prog della band di Jon Lord e le melodie glamour dei Queen (peccato che siano spariti dalla circolazione).
Dopo le attenzioni riscosse con l’esordio, ecco il nuovo “Emerald Dream”, album entusiasmante, costituito da otto brani che lasciano il segno.
Non solo la musica è underground, ma anche le tematiche si muovono ai confini della vita reale, confondendosi con ciò che è antico, arcano e silenziosamente vivo sotto la superficie, palesando frammenti di ricordi e miti antichi che riemergono dall’inconscio, magari grazie a visioni derivanti da piante psicoattive.
La carta d’identità della band viene esibita col primo brano, “Howling hammer”, un attacco al fulmicotone, con hammond dirompente, voce al vetriolo e la chitarra che produce riff pesanti e un ottimo assolo.
Il grado energetico resta alto con la successiva “Pyre of love”, singolo estratto per presentare l’opera, in cui l’organo continua a “spaccare”, seppur concedendo più spazio alla sei corde.
In “Psychoïd telepath” la furia sembra placarsi lievemente, attraverso una verve compositiva che segue schemi più classici e sinfonici, mantenendo un uso selvaggio dell’organo e con finale in crescendo.
L’impostazione più “progressiva” del brano precedente trova spazio nella parte iniziale e in quella finale di “Quest for fire”, con tanto di una bellissima linea vocale corale, mentre, nella fase intermedia del pezzo, il pugno allo stomaco arriva puntuale come un orologio svizzero.
La title track è uno strumentale meraviglioso, dalla struttura variegata che coordina cavalcate che ricordano certi Maiden e partiture hard psych coinvolgenti.
Il livello di potenza torna ad alzarsi prepotentemente con “Time gambler”, il cui impatto lascia il segno, concedendo uno squarcio ad alto contenuto lisergico nella parte centrale, testimoniando un’ottima capacità compositiva.
Ancora energia con “Shapeshifter”, il cui hard’n’heavy diretto cerca di andare a cercare aria e spazi tesi a stemperarne la pressione.
Il lavoro si conclude con “Stardust regulator” e, visto il titolo, ci si aspetterebbe un approccio un po’ più “fiabesco”, in realtà siamo di fronte ad un brano di potente hard rock che, con i suoi cambi di tempo, strizza l’occhio al prog.
Ottimo album per questi ragazzi canadesi che hanno verve e attitudine, peccato solo che l’album sia difficile da reperire, poiché pubblicato solo in edizione limitatissima in vinile; comunque, sembra sia imminente la ristampa, speriamo in tutti i formati e con una distribuzione adeguata alla sua qualità.

Band:
Alex Bigras – chitarre
Snake St-Louis – batteria
Vick Trigger – basso
Chib – synth, organo, cori
Jim Laflamme – voce, tamburello
Tracce:
- Howling hammer
- Pyre of love
- Psychoïd telepath
- Quest for fire
- Emerald dream
- Time gambler
- Shapeshifter
- Stardust regulator