Una band in ascesa, dal sound vario e a suo modo originale e che, c’è da scommetterci, con il nuovo album troverà ancora più sostenitori che in passato. Loro sono i Willie And The Bandits, arrivano dalla Cornovaglia e da quasi vent’anni fanno rock blues, anche se diciamolo subito che il genere citato sta un po’ stretto a Willie Edwards e i suoi “banditi”. Con il precedente album (“When The World Stood Still”) si sono fatti conoscere e, con l’aiuto di concerti di supporto ad artisti sempre più famosi, diventati in poco tempo loro fans (Joe Bonamassa e Beth Hart su tutti), hanno rimpinguato il numero di appassionati in attesa del nuovo album prodotto da Willie insieme al vecchio amico e collaboratore Josiah Manning. Impegnati da sempre nella lotta per la giustizia ambientale e sociale, hanno stretto un’importante partnership con “Surfers Against Sewage” per la salvaguardia dei mari del Regno Unito che avrà come colonna sonora la musica del gruppo. Il nuovo album a livello musicale è un grosso passo avanti rispetto al passato, grazie ad una tracklist che più varia non si può e che tocca una manciata di generi distinti tra loro, ma assolutamente integrati nei brani di “Salt Roots”. Blues, hard rock, soul e funky, si rincorrono su e giù per tutto l’album, così da trovarci prima maltrattati da riff pesanti, distorti e pregni di rock blues come in “Wheal Jane” e soprattutto le rocciose “Truble Round The Band” e “King Kong”, per poi veleggiare a tempo di soul e musica latina nella calda “Reina Del Mar”. Un susseguirsi di sorprese compositive (in “Know My Name” Edwards canta con uno stile molto vicino al rap, non fosse per le chitarre che sciorinano riff dal groove viscerale), fanno del nuovo album targato Willie And The Bandits (ad accompagnare la voce e la chitarra del leader troviamo Harry Mackail al basso, Stevie Watts alle tastiere e Zachariah O’Loughlin alla batteria) un ottimo modo per ampliare la conoscenza della scena rock blues mondiale, sempre più protagonista in questo inizio di nuovo millennio, consigliato.