Tra musica, cinema e fumetti, Rob Zombie è sempre in prima linea a proporre la sua arte corrosiva e provocatoria. Oggi torna con un nuovo album di studio, a cinque anni dal precedente “The Lunar Injection Kool Aid Eclipse Conspiracy”, senza modificare di una virgola la proposta: un heavy rock moderno dal taglio crossover, contaminato di elettronica e psichedelia, in dosi altalenanti. Personalmente ho adorato la sua prima creatura, i The White Zombie che avevano trovato un posto di onore in quegli anni ’90 così ricchi di innovazione. Nei primi passi da solista ha mantenuto uno standard elevato per poi, complice l’innamoramento per la regia cinematografica, adagiarsi su uno stile comprovato, giocando sui testi, spesso contro il finto perbenismo americano, scenografie ed immagine, ma musicalmente privi di novità. Anche per questo ottavo album registriamo buone conferme, anche se la formula di “Tarantula”, “(I’m a) Rock’n’Roller”, “Sir Lord Acid Wolfman” e “Revolution Motherfuckers”, appare solida, ma sfruttata. A questo punto della carriera appare complicato immaginare che Rob Zombie possa stupirci, quindi l’importante è che sia coerente e continui a garantirci l’energia e la solidità della produzione, che ascoltiamo in questi quaranta minuti scarsi.  

Leggi qui, la nostra recensione del libro “Devil’s Eyes – Rob Zombie tra il palco e lo schermo”.