Performance angosciante e bellissima
Lane Shi Otay Onii, conosciuta artisticamente come Otay:Onii, è un’artista multi-genere, che spazia dalla composizione all’arte performativa, dalle installazioni alla musica d’avanguardia. Prima artista ad essere invitata per tre anni di seguito al Roadburn, pluri-premiata sia per la voce, davvero non indifferente nei suoi altissimi registri, che per il suono e l’arte visiva. Se vi piacciono le cose strane, i suoni indefiniti, dissonanti, elettronici, disturbanti, apparentemente incoerenti con la melodia mentre ne sono il completamento più ardito e spettacolare, il nuovo album dell’artista cinese, attualmente residente a Berlino, “Love Is In the Shit”, fa al caso vostro. E se non vi piacciono questi elementi, dovreste comunque ascoltare questo mondo assurdo, altro, lontano dal nostro abituale fatto di quattro quarti e riff chitarristici. Apprezzando, del resto, elementi che in queste linee (non le chiamerei note) compaiono comunque, dallo screaming molto black metal, innestato su una tempesta elettronica, nella prima parte di “Love From Survivors” all’apparente ballata pianistica “No Talent” che progressivamente va in frantumi su ritmi elettronici e vetri rotti; da una traccia fatta interamente di rumori, effetti, scariche, ordinati in una credibile sequenza a una che campiona e incolla insieme solo la voce dell’artista per un minuto, fino al lungo momento finale, “Tears Won’t Tell”, con il suo incedere prima lentissimo e poi sempre più incalzante, sostenuto da vocalizzi davvero intensi e interessanti, fino al momento in cui arrivano a innalzarsi fino a un’espressione di autentica angoscia. Secondo l’autrice questo album centra l’equilibrio ricercato fra controllo e caos, fra serenità e follia. Come altri album di artisti magari meno folli e concettuali, anche questo comunque rispecchia il momento di grande paura che avvolge il mondo intero: “Parla di ciò a cui non possiamo sfuggire: il peso, la confusione del mondo, da chi possiede le nostre menti e i nostri corpi: il danno è fatto, non possiamo cambiare una virgola e perciò da qui parte il nostro percorso per riprenderci e aggrapparci a qualcosa. Il casino diventa alchimia, si trasforma in passione, in quello che ci fa sentire vivi e vivere”. Credeteci o no, questo si sente chiarissimamente nel lavoro di Otay: Onii: i beat elettronici danno la nuova propulsione, i tempi interrotti e fratturati rendono l’idea dei momenti di follia, risate maniacali, momenti di humour e di horror si susseguono accompagnati da suoni ed effetti che ricordano il battere di ossa o vetri che cadono da una scala frantumandosi. C’è umorismo, isteria, intimismo, ritualismo in questi pezzi che non hanno struttura, sembrano andare da soli nella direzione che vogliono prendere, magistralmente seguiti e accompagnati dai suoni e dalle improvvisazioni vocali e musicali dell’autrice. Nel suo genere, e probabilmente non solo in quello, che poi fra l’altro faccio anche fatica a indicare con una credibile definizione, questo per me è già uno dei dischi dell’anno.
