Lucid Dream in concerto Cicagna 2026: una scaletta e una storia attraverso cinque album
Com’è andata?
Lucid Dream, che emozione! Quella di sabato sera al Teatro Comunale di Cicagna è stata la folla delle grandi occasioni. Centinaia di persone presenti, un numero straordinario se si considera il bacino d’utenza del territorio, a testimoniare quanto quindici anni di attività possano significare quando sono dettati dalla qualità musicale e dalla grande coerenza di un musicista come Simone Terigi.

Perché è di questo che parliamo: di un artista che ha sempre mantenuto l’onestà intellettuale di credere in quello che fa, senza curarsi delle mode e senza piegarsi a quei recinti di genere che vorrebbero imbrigliare la sua musica. Il linguaggio dei Lucid Dream è pensato per chi ha una sensibilità che guarda oltre, verso una dimensione che spesso e volentieri viene offuscata dagli stimoli superficiali del quotidiano e che invece, attraverso queste note, riemerge con una forza tutta sua.
E allora dicevo: grande occasione, musicisti di estrema caratura, in questa cornice inaspettatamente accogliente e sorprendentemente calzante al pennello per la proposta musicale della compagine ligure. Che arriva da protagonista.
La scaletta
La scaletta ha attraversato tutta la discografia, dal debutto “Visions From Cosmos 11” del 2011 fino all’ultimo “A Peaceful Death” (autoprodotto, 2025), che su queste pagine abbiamo premiato con un convinto 9/10. Si è partiti proprio da lì, con “Dawn of a New World” e “Out of Time”, per poi tuffarsi nelle radici con “Cosmos 11” e la sua controparte “Back to Cosmos 11”, quest’ultima da “The Eleventh Illusion” (2013). E sempre dal secondo album sono arrivate “River Drained” e la granitica “Black”, assieme alla title track piazzata nel bis.
I momenti più vicini all’heavy metal delle origini li abbiamo toccati con “The Stonehunter”, tratta da “Otherworldly” (2016), il disco più diretto e meno progressive della discografia, quello dedicato ad Albert Einstein. Da “The Great Dance of the Spirit” (Sliptrick Records, 2020), capitolo conclusivo della trilogia, ecco “A Dress of Light”, “Desert Glass” e l’intimistica “Wakan Tanka”, un momento in cui Simone ha voluto regalare al pubblico un messaggio di speranza e positività, che ne abbiamo davvero bisogno.
“Heroes of Light” e “Broken Hopes”, ancora da “A Peaceful Death”, hanno confermato la maturità raggiunta nel lavoro più recente, mentre “Sun and Sun”, “Holy Rage” e la coinvolgente “In the Moment”, tutte dal debutto del 2011, hanno riportato il viaggio alle origini. Proprio “In the Moment” ha aperto il bis, chiuso poi dalla title track “The Eleventh Illusion” a sigillare in bellezza una serata indimenticabile.
La line-up, tra maestri e assenze inaspettate
E poi ci aggiungiamo chi c’era sul palco. Oltre a Terigi alle chitarre, affiancato dalla seconda sei corde di Lorenzo Maresca, il basso di Nick Stiaccini e la batteria di Paolo Tixi, che si conferma fra i più indiscussi talenti dietro alle pelli della regione, hanno costruito una base ritmica solida, coesa ed implacabile. Le tastiere di Luca Scherani, presenza storica nei Lucid Dream nonché membro de La Coscienza di Zeno e degli Hostsonaten, hanno aggiunto profondità e colore a un tessuto sonoro già ricchissimo.
Capitolo voci. La serata avrebbe dovuto vedere anche la presenza di Roberto Tiranti (Labyrinth, Mangala Vallis, nonché basso e voce nei Lucid Dream), la cui assenza improvvisa è stata l’unica nota dolente della serata. Ciononostante, i maestri d’ugola presenti sul palco hanno raccontato un viaggio che ci ha fatti letteralmente emozionare.
Alessio Calandriello, voce storica dell’era “Otherworldly”, e Karl Faraci, entrato nella band con “The Great Dance of the Spirit”, si sono rivelati estremamente complementari fra di loro. Voci diverse, stili diversi, che si sono intrecciati e arricchiti a vicenda con una naturalezza disarmante. A loro si è aggiunta come special guest Sefora Firenze, vocal coach e cantante degli Hämärä, già presente come ospite nell’album “A Peaceful Death”, la cui voce ha impreziosito ulteriormente lo spettro della serata. Altra gradita presenza quella di Stefano Guazzo al sax, che ha aggiunto sfumature inaspettate alla tavolozza sonora. Menzione d’onore ai suoni di chitarra, veramente mostruosi, primeggiante fra tutti il Marshall TSL di Simone Terigi, che si è fatto strada con gran classe in una parure di suoni variopinta, diversificata e stratificata magistralmente.
Conclusioni
E se ci aggiungiamo anche un tessuto di immagini, colori e luci gestito con mestiere dalle retrovie, e un sapiente lavoro da parte del fonico di sala, andiamo a descrivere quello che secondo il mio punto di vedere è stato uno dei concerti più straordinari dell’ultimo periodo, che può mettere d’accordo grandi e piccini, giovani e meno giovani. Perché alla fine contano le emozioni che ti regala, e noi quella sera siamo stati estremamente privilegiati. Ci ricorderemo di questa serata come uno dei punti più alti della musica del territorio in questo 2026 che è cominciato da pochi mesi.
Edoardo Napoli
Scaletta: Dawn of a New World / Cosmos 11 / Back to Cosmos 11 / A Dress of Light / Out of Time / Sun and Sun / River Drained / Heroes of Light / Broken Hopes / Black / Holy Rage / Desert Glass / The Stonehunter / Wakan Tanka // Bis: In the Moment / The Eleventh Illusion
Lineup: Simone Terigi (chitarra), Lorenzo Maresca (chitarra), Nick Stiaccini (basso), Paolo Tixi (batteria), Luca Scherani (tastiere), Alessio Calandriello (voce), Karl Faraci (voce), Sefora Firenze (voce, special guest), Stefano Guazzo (sax, special guest)