La situazione sociopolitica statunitense porta molti degli artisti della scena rock/blues d’oltreoceano a denunciare situazioni ed atmosfere pericolose, già ampiamente vissute specialmente negli stati del sud e nelle grandi metropoli.

La presa di posizione contro la deriva umana e sociale a cui stiamo assistendo arriva da tutto o quasi il mondo delle sette note, ma nel blues è sentito in maniera particolare perché le sue radici nascono dal dolore e dalla schiavitù, argomenti sensibili nell’ambiente del rock e soprattutto del blues tradizionale.

Per chi non lo conoscesse, Eric Bibb è uno storico cantautore folk/blues, nato a New York settantacinque anni fa, con una carriera alle spalle che vanta più di trenta lavori e varie nomination.

Negli ultimi anni ha ritrovato la verve giusta per tornare sul mercato con una manciata di album uno più bello dell’altro, da “Dear America” del 2021, a “Ridin’” del 2023 e “In The Real World” uscito due anni fa, fino a questo ultimo “One Mississippi”, un riferimento neanche troppo velato alla patria del blues, alle sue storie di sofferenza, ribellione, lotta e diritti.

Circondato da ospiti che valorizzano i brani contenuti sull’album, Bibb dà voce al blues più viscerale, mantenendo un’eleganza nel sound che è propria del suo modo di interpretare il padre di tutti i generi.

Con l’amato folk a creare le giuste atmosfere da verande sul Bayou in brani come la title track, “Change” o “It’s A Good Life”, il nostro offre ancora un buon motivo per seguire il suo percorso musicale iniziato nei primi anni settanta e che lo vede ancora impegnato.

Il blues quando si prende l’intera scena non manca di procurare brividi (“Change”), ma rimane in primo piano la vena più cantautorale del nostro che, con raffinato carisma, si fa portatore di rinascita e speranza.