Lo ammetto quando ho ascoltato la prima volta questo album sono rimasto sorpreso. Lo stupore nasce dall’etichetta, solitamente Andromeda Relix si occupa di generi più legati all’hard & heavy e al prog. Ma ho accolto con grande entusiasmo questa apertura stilistica (non è la prima che sia chiaro, ma sono rare nel catalogo della label veronese), perché questo debutto è veramente bellissimo. Le Elle sono di Torino: Elena Lippe (Feronia), canto, testi e musiche e Elena Crolle, nota polistrumentista, che si occupa di musiche, arrangiamenti e produzione; un duo che ha scelto un percorso coraggioso, fatto di atmosfere e incursioni sonore che abbracciano elettronica, ambient, pop nordico, con riferimenti che evidenzierei in Björk, Sigur Rós e le atmosfere folk -nordiche dei Wardruna. Naturalmente si tratta di semplici sfumature, perché le Elle si distinguono per il coraggio di cantare in italiano di argomenti potenti, legati a situazioni purtroppo sempre attuali: amori tossici, violenza sulle donne, pedofilia, repressione della femminilità e in generale sentimenti maltrattati. Sin dalla suggestiva copertina, si intuisce che andremo incontro a brani elevati, come dimostra l’iniziale “L’attesa”, poi il primo singolo “Il guardiano della soglia” che mi ha riportato alla mente Alice nel periodo di passaggio nella prima metà degli anni ’80, tra la collaborazione con Franco Battiato e le successive incursioni elettroniche. Ma non si tratta di guardare al passato perché “Distanze”, “Neve” sono brani attuali, nelle interpretazioni magistrali di Elena Lippe, una cantante espressiva come poche e nella scelta dei suoni di Elena Crolle, moderni, ma non freddi. “Ciliegie” è quasi una filastrocca ma dal testo terribile. Non si può rimanere insensibili davanti al rifacimento di “Crudo”, della talentuosa e compianta Susanna Parigi, un pezzo straordinario che le Elle avvicinano con rispetto rendendolo sentito e puro come l’originale. Il respiro del vento del Nord si percepisce nelle sonorità gelide e allo stesso tempo gioiose di “Sonia e Salvo”, mentre “Orfeo”, è una pillola di pop soffice, cantato con voce di fata, che chiude il disco con un senso di straniamento che incanta. Da anni seguo l’etichetta veronese e raramente mi ha deluso, ma “Il fuoco dell’Oceano” è in assoluto uno dei lavori più suggestivi, belli e ricco di significati che ha inserito nel proprio catalogo. Non si tratta solo di musica, ma di emozioni, di sentimenti di vita. Bellissimo.

Da sinistra Elena Crolle, Elena Lippe