Dopo un’attesa di cinque anni dal precedente lavoro “Doom Crew Inc”., Zakk Wylde e la sua banda di Berzerkers John DeServio, Jeff Fabb e Dario Lorina sono finalmente tornati con il nuovissimo “Engines of Demolition”. Pensato e composto durante il lungo tour Pantera Celebration, questo dodicesimo album in studio sembra una dichiarazione definitiva di intenti. Tanta acqua è passata sotto i ponti durante questi cinque anni, durante i quali Zakk aveva messo in disparte il suo progetto solista e durante questo tempo è mancato anche Ozzy, autentico padre per lui e punto di riferimento in circa quarant’anni di musica. L’album cattura tutta l’essenza dei Black Label Society, ci sono riff schiaccianti e la vulnerabilità che mostra l’anima di Zakk: capace di passare come nessun altro da brani violentissimi a pezzi incredibilmente melodici e strappalacrime. Il disco si apre con l’implacabile “Name In Blood”, un brano con il suo caratteristico suono “doom-blues” che serve quasi come lezione di stile, fantastico nella produzione anche, che a volte è mancata nei dischi dei Black Label Society, con un assolo che lascia senza fiato. “Ratherer of Souls” ci ricorda con i suoi riff alla Black Sabbath dove tutto è nato: ora che Ozzy ci ha lasciato in alcuni momenti Zakk è tremendamente inquietante per la somiglianza vocale. “The Hand of Tomorrow’s Grave” è pesantissima, ma con “Better Days & Wiser Times” ci riportano ai Pride & Glory, profumo di southern, malinconia con delicatezza. “Broken and Blind” e “The Gallows” sono BLS marchio di fabbrica senza compromessi, metal e sudore, nient’altro. “Back To Me” è un altro momento molto intimo, ma quando Zakk entra con l’assolo elettrico è assolutamente grande, anche questa è una sua peculiarità che mi piace. “Above & Below” uno dei pezzi più belli del disco, alterna luce e ombre, violenti riff alternati a oscuri rallentamenti con rara maestria, “Pedal To The Floor”accellera e anche qua l’assolo ti smonta con l’aiuto del buon Dario Lorina. “Broken Pieces” e “The Stranger”, brano violento e pesante nel suo rallentamento dove ancora una volta la voce diZakk è impressionante, ci portano verso il finale del disco, che complici anche gli annunci fatti da giorni è una delle cose più attese e “Ozzy’s Song” è esattamente ciò che ci si aspetta, una dichiarazione di amore, di rispetto verso la persona che più ha fatto parte della musica e non solo di Zakk, un po come per “In This River” , dedicata all’amicoDimebag ci fa lacrimare per la dolcezza e un assolo pazzesco insieme alle frasi scritte per il madman: una su tutte cita: , “quando tutto è detto e fatto, non potrei chiedere di più”.
Su questo disco non ci sono tendenze o mode, c’è Zakk Wylde e la sua band che fa esattamente quello che fa, e lo fa favolosamente bene, un uomo che non è solo musicista, ma un altro di quegli ultimi rocker che vivono per quello che sono.

Track Listing
- Name In Blood
- Gatherer of Souls
- The Hand of Tomorrow’s Grave
- Better Days & Wiser Times
- Broken and Blind
- The Gallows
- Above & Below
- Back To Me
- Lord Humungus
- Pedal To The Floor
- Broken Pieces
- The Stranger
- Ozzy’s Song